NAPOLI. Sale ad orologeria al Musco di Capodimonte. Con guide e custodi in gran parte in vacanza o ammalati, la maestosa reggia resta sguarnita, con i turisti che si aggirano spaesati alla vana ricerca di informazioni. Così, a corto di personale, la più grande e famosa pinacoteca napoletana funziona a mezzo servizio. Sale inaccessibili ai visitatori per gran parte della giornata, dal primo al terzo piano, ed aperte a tempo ad orari prestabiliti e scarsamente pubblicizzati. Sul sito web non ce n'è traccia, tanto da rendere impossibile anche al turista più volenteroso di programmarsi la visita in modo da ridurre i tempi morti al minimo. All'ingresso, poi, mancano le piantine del museo. Un altro chiaro segnale che a Capodimonte si è in piena fase di vacche magre. I ragazzi della biglietteria ne mostrano una fotocopiata in bianco e nero («A nostre spese - spiegano - perché quella a colori non viene più stampata e non si trova neanche a pagarla»). Sono molto gentili e disponibili. Dipendenti della società concessionaria di Stato che gestisce in appalto biglietteria, bookshop e guardaroba. Giovani, come i molti colleghi Afav del museo, in gran parte entrati con l'ultima infornata del 2000, che ha stabilizzato i precari ex-atm. «Noi lavoriamo in condizioni eroiche - dicono i ragazzi -. Purtroppo siamo in pochi, per il blocco del turn over. Di questo passo, tra qualche anno, i musei italiani dovranno chiudere al pubblico». Nel frattempo, però, per i visitatori che hanno superato la soglia della biglietteria inizia una corsa contro il tempo. Le sale aprono a singhiozzo, a distanza di due ore, bisogna affrettarsi per non perdere l'appuntamento. Sotto chiave ci sono anche gli appartamenti reali. Al rendez vous, nella sala 29 al primo piano, all'una in punto, ci sono una sessantina di persone. Tutti ammassati dietro le grandi porte di legno bianco, compresi due portatori di handicap in sedie a rotelle, aspettano il custode. Il caldo è asfissiante, le ampie sale non sono refrigerate. Quando finalmente il custode arriva, una signora francese gli domanda speranzosa in quante lingue sia disponibile la guida. La delusione arriva quando scopre che non di guida si tratta, bensì solo di accompagnamento. Il custode si limita ad aprire le porte ed a chiuderle alle spalle dei visitatori, subito dopo il loro passaggio. Una sala saltata significa una sala perduta. Non c'è seconda occasione per chi si attarda. All'interno, lo spettacolo delle porcellane e dei cristalli finemente lavorati, ripaga in parte dell'attesa. Le didascalie, purtroppo, sono disponibili solo in italiano. Ad una signora che fa notare lo spesso strato di polvere sui lampadari il custode ribatte che «l'ultima spolverata risale a dieci anni fa». Il museo è grande e molti visitatori optano per una sosta. «Il pit stop alla caffetteria del museo per un caffè brasiliano è quasi un obbligo», raccontano Jean Luis e Marie Claude, una coppia in visita da Parigi, a Napoli per una settimana. «È davvero un peccato che tante sale siano chiuse - continuano -, non possiamo trattenerci a lungo». Sono stupiti dell' «esiguo numero di visitatori per una pinacoteca così ricca». «Ma - aggiungono - attraversare il museo quasi deserto è un po' magico, quasi romantico».