Vi sono opere d'arte che nascono come manifesti politici, altre che lo diventano. La Giuditta di Donatello era nata come fontana in un giardino. Divenne il simbolo della libertà fiorentina quando fu collocata davanti a Palazzo Vecchio. Il Davide di Michelangelo doveva essere la statua di un profeta collocata in alto su Santa Maria del Fiore. Divenne anch'esso un simbolo della libertà quando fu collocato davanti a Palazzo Vecchio. Il grande dipinto di Guernica era stato ordinato a Picasso dal governo spagnolo dopo il bombardamento tedesco della città basca per esporlo nel padiglione spagnolo alla Esposizione Internazionale di Parigi. Caduto il governo repubblicano fu depositato ed esposto al Museum of Modern Art di New York, finché, con il ritorno della democrazia in Spagna, tornò in patria. Ricordo, nel 1981, la sua clamorosa esposizione nel Cason del Buen Retiro: era una vera celebrazione della Spagna libera, colta e pacifica. Poi sembrò che il valore artistico del dipinto fosse tale da doverlo esporre accanto ai capolavori del Prado, con Tiziano, Rubens, Goya e Velazquez. Da «manifesto» il dipinto di Picasso si trovò ad essere soprattutto «pittura». Il Quarto Stato che Pellizza da Volpedo concluse nel 1901 ebbe subito un riconoscimento politico. Nell'età delle riproduzioni, crebbero all'infinito le occasioni per rivedere moltiplicate le immagini del Quarto stato, il cui valore di fiducioso messaggio sociale fu avvertito come pericoloso dal fascismo, quando si volle che fosse tolto alla vista. Riapparve proprio nell'aula del Consiglio Comunale, dopo la liberazione. La decisione di farne il quadro simbolo con cui si apriva il nuovo museo del '900 voleva rendere evidente il segno specialissimo di quel secolo nell'arte italiana. Un concetto che è stato poi tradito dalla collocazione lungo la rampa di accesso. Penso che una revisione del museo sarà prima o poi opportuna ma non lo dico per sfuggire al problema politico, che è esattamente quello della presenza del Quarto Stato in consiglio comunale. E' un proposta su cui è giusto riflettere, poiché configura un futuro di Milano diverso dagli ultimi decenni mentre tenta di allacciarsi a un grande passato. Abbiamo in proposito una lunga storia. Immaginiamo il palazzo comunale di Siena senza gli affreschi di Simone Martini e di Ambrogio Lorenzetti, il Palazzo Ducale di Venezia senza le tele che celebrano le glorie patrie, la Cappella Sistina senza il Giudizio di Michelangelo. Vi sono sempre stati, e vi sono tuttora, luoghi dove si decide e nei quali l'arte può esercitare una funzione ammonitrice. Era la missione del Quarto Stato sin dal suo acquisto collettivo.
Quarto Stato. Il valore simbolico delle opere. Quando l'arte va al di là degli schieramenti
La statua della Giuditta di Donatello nacque come fontana in un giardino, ma divenne un simbolo della libertà fiorentina quando fu collocata davanti a Palazzo Vecchio. Il Davide di Michelangelo doveva essere una statua di un profeta, ma divenne anch'esso un simbolo della libertà. Il dipinto di Guernica di Picasso fu ordinato dal governo spagnolo per esporlo in Francia, ma fu ritirato e poi restituito in Spagna dopo la democrazia. Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo fu un manifesto politico che fu tolto dalla vista dal fascismo, ma fu riapparso dopo la liberazione.
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