Tra 8 anni il centro simbolo dell'Europa spetterà al nostro Paese. In corsa Triveneto, Bari, Matera, Bergamo, Torino, L'Aquila... Già 15 città italiane in gara per il 2019 Ipotesi multipolari. Gareggiano anche i territori: non solo Venezia-Nordest ma la Costiera Amalfitana e l'Umbria con Perugia e Assisi L'appuntamento è lontano, parliamo del 2019. E nemmeno il primo traguardo per la selezione è vicinissimo, 2014. Ma la grande gara nazionale per ottenere il titolo di Capitale della Cultura europea nel 2019, nel nome dell'Italia (dopo Firenze 1986, Bologna 2000 e Genova 2004, il nuovo turno italiano è fissato per quell'anno) è già partita. Sono iscritte quindici città, e siamo solo a metà del 2011. Chissà in quante altre ci penseranno entro il 2014. Come spesso avviene nelle vicende nostrane legate all'Europa (vista ormai come un approdo economico sicuro rispetto alle finanze nazionali), manca qualsiasi coordinamento e per ora si corre in ordine sparso. In palio la possibilità di trascorrere un intero anno nel rango di centro culturale europeo in parallelo con una città bulgara. Il che significa investimenti comunitari, grande afflusso di turismo, finanziamenti per le infrastrutture, progetti a lunga scadenza. Rilancio economico in grande stile, insomma. Sul filo di lana per il 2014, quando scadono i termini per la presentazione del dossier in vista della decisione finale prevista per i12015, sono schierati già in molti, per non dire troppi. È attivo, sotto la guida di Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Università di Trento, un Comitato scientifico per la candidatura di Venezia e del Nordest («un territorio per Capitale»). C'è il sostegno delle Province autonome di Trento e Bolzano, delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, della Provincia e del Comune di Venezia, soprattutto dell'entusiasta sindaco Giorgio Orsoni. Ha detto Cipolletta a luglio, al momento della nomina «Il mio compito sarà principalmente far comprendere il progetto: Venezia come elemento unificante di un territorio più vasto, ricco di storia e cultura. Questo è un progetto di unione, quindi sfidante: vogliamo mantenere le specificità di queste culture all'interno di un quadro di coesione». Ma Venezia-Nordest è solo una delle quindici candidature già pronte per contendersi il titolo. Quella di Bari risale al dicembre 2010. Diceva in quei giorni Alfonso Pisicchio (Alleanza per l'Italia), prosindaco della città pugliese: «Una Capitale della Cultura europea deve presentare una progettualità culturale indispensabile per rilanciare il dialogo tra Occidente e Oriente. E credo che Bari sia in grado di rappresentare questi valori al meglio. Il dialogo interreligioso, aspetto irrinunciabile della nostra comunità, sarà il nostro punto di forza anche in occasione dell'Esposizione universale di Milano del 2015». Ottimi argomenti, quasi quanto quelli enunciati dalla vicina Brindisi (non era meglio immaginare un'azione comune pugliese?) già dal 28 gennaio 2009. Scriveva a tal proposito il sindaco Domenico Mennitti (lista di centrodestra, ha da poco annunciato le dimissioni per motivi di salute) alla presidenza del Consiglio e a diversi dicasteri: «Brindisi è dotata delle caratteristiche che si richiedono, storico-architettoniche e archeologiche, paesaggistiche e ambientali, sulle quali agisce una politica culturale in via di significativo consolidamento». Chi può negarlo? Lo stesso vale per Matera. L'11 agosto scorso è nato il Comitato di coordinamento per Matera Capitale della Cultura europea 2019. Scelto già il logo, tra 700 candidature: una W (simbolo della Rete) e una M (Matera) che si intrecciano, sono cunicoli scavati nel tufo (strade antiche e strade virtuali). Il sindaco Salvatore Adduce, del Pd: «Dovremo coinvolgere quanto più possibile i privati che, come noi, credono in questa sfida». Ecco poi Siena (se ne parla dalla fine del 2009): su Facebook totalizza 5 mila sostenitori. I1 19 aprile 2010 è stata presentata la candidatura dell'Aquila, simbolicamente un anno dopo lo spaventoso e devastante terremoto. Ci prova Bergamo (appena il 18 luglio scorso), così come l'intera Costiera Amalfitana, dov'è attivo un Comitato incaricato di coordinare il territorio dell'antica Repubblica marinara di Amalfi. In gara, dal luglio scorso, «Perugiassisi», altra scommessa di una intera porzione d'Italia (sul modello di Venezia-Nordest e della Costiera Amalfitana) con due città impegnate in uno sforzo bipartisan: Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia, è del Pd, mentre il suo collega di Assisi, Claudio Ricci, è del centrodestra. Gareggeranno Torino (idea rilanciata poche settimane fa dal neosindaco Piero Fassino, Pd) così come Terni (ma più defilata, soprattutto dopo il lancio di Perugiassisi). Ecco poi Urbino (comitato presentato il 4 aprile scorso), Catanzaro, Ravenna (con il sostegno di Regione Emilia Romagna, prefetto di Ravenna, Provincia di Ravenna, Comuni di Rimini, Forti, Cesena, Cervia, Lugo, Faenza e Comuni dell'area faentina, Russi e Unione dei Comuni della Bassa Romagna) con un affascinante progetto tutto incentrato sull'idea del mosaico-Europa. Infine Palermo, la delibera della giunta comunale risale all'agosto 2010. Insomma, mezza Italia si allena alla gara. Con evidente preoccupazione del sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: «Credo che, di fronte a questa lunga lista, occorrerà aprire presto un tavolo di confronto e dico - ordinamento col ministero degli Esteri. Qui si corre il serio rischio di nutrire eccessive attese e di provocare, in prospettiva, troppe delusioni. L'Italia potrà indicare una sola città e le procedure sono molto severe». Giro ovviamente non si pronuncia, ma avverte: «Per esempio, nel caso dell'Aquila la candidatura potrebbe essere un'opportunità, ma credo sia molto più urgente pensare alla ricostruzione del centro storico, anche nell'ambito di sostegni internazionali. Personalmente, e sottolineo personalmente, trovo piena di fascino la proposta di Ravenna. Ma non sarò certo io a decidere». Nel frattempo si dovranno attivare le procedure comunitarie. Bando ufficiale di candidatura da parte del ministero per i Beni e le attività culturali nel 2013, prima riunione nel 2014 della giuria di esperti (sette designati dalle istituzioni europee, sei dall'Italia d'intesa con la commissione di Bruxelles). Qui avverrà la preselezione che, a metà 2015, porterà alla scelta unica e finale sia in Italia che in Bulgaria. Caratteristica fondamentale (dalla Gazzetta ufficiale europea) è che «la manifestazione e le strutture e le capacità create nel contesto della manifestazione vengano utilizzate quale base per una strategia duratura di sviluppo culturale delle città interessate». Che vinca la proposta (e la città) migliore, da qui al fatidico 2015.