Ipotesi di accorpamento a Brescia. Rischio emarginazione E Luca Rinaldi vince il ricorso Ricordate Luca Rinaldi? Fino a tre anni fa è stato sovrintendente ai beni architettonici e del paesaggio di Mantova, Cremona e Brescia, sede di fascia A. Prima, ad interim, gli era affidato il Friuli Venezia Giulia che, come si sa, confina col bresciano... E infine - c'è chi dice con scopi punitivi da parte dell'allora ministro Bondi - a Trieste, sede di fascia B. Luogo dal quale Rinaldi avrebbe probabilmente dovuto pigliare ad interim la sovrintendenza ai beni artistici e storici, ma ha vinto il ricorso e ora il ministero deve restituirgli una sede di prima fascia, probabilmente Torino. E da Trieste che spira la bora. Vortica l'ipotesi che la sovrintendenza di Mantova, quella ai beni artistici e storici, verrà prima o poi soppressa. Cancellata. Gli indizi arrivano dal capoluogo giuliano, dove il sovrintendente s'è ritrovato accorpate nelle sue due sole mani otto province. Tutto il Friuli Venezia Giulia e poi ad espansione su quelle di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. Luca Caburlotto è uno storico dell'arte che se ne intende di questa lenta, inesorabile, sotterranea sindrome dell'accorpamento. Ha intercettato la documentata intenzione dei piani alti del ministero dei beni culturali di tagliare le spese e ridurre i dirigenti degli uffici centrali e periferici. Caburlotto ha fatto girare l'indizio per mare e per terra via web. Al telefono ci conferma che gli uffici mantovani di piazza Paradiso potrebbero passare dall'attuale interim modenese-reggiano all'accorpamento con non si sa a quale sede assorbente. Anzi, no: sotto Brescia, attraverso l'incorporazione con la sovrintendenza ai beni architettonici e del paesaggio. Qualcuno ha costruito un'allegoria: come dire - in termini ospedalieri - infilare nello stesso reparto ortopedia e microchirurgia. Semplicemente la città della sterminata reggia dei Gonzaga, che è galleria nazionale e di altri squisiti e supremi patrimoni e memorie, prenderebbe un calcio, passerebbe nel terz'ordine di posti a causa della bolletta nella quale versano lo Stato e di conseguenza il ministero dei beni culturali. La percezione del pianificato e asintomatico svuotamento della sovrintendenza (in medicina si chiama eutanasia) è chiara, quotidiana, sfacciata. Lo ha confermato in via indiretta Franco Miracco, il consigliere di vertice del ministro Giancarlo Galan, in una dichiarazione al Piccolo di Trieste: l'accorpamento delle varie sovrintendenze ci sarà, ma ragionato e sottoposto al Consiglio superiore dei beni culturali. Amen. Miracco ai triestini: «In assenza di fondi e senza poter fare concorsi bisogna razionalizzare. Per esempio, fu un errore dividere in due sovrintendenze il Museo nazionale archeologico di Napoli e Pompei. Come separare la madre dal figlio. Correzioni vanno fatte, da qui l'ipotesi degli accorpamenti. Quando il ministro Galan avrà dai tecnici una proposta scientificamente coerente e corretta, la sottoporrà al vaglio, prima di tutto del Consiglio superiore dei beni culturali». Bisogna razionalizzare. Eppure non c'è un'anima politica mantovana ed amministrativa indigena, parlamentare della casta o fuori dalla casta, o comunque una Mantova autorevole che si faccia sentire e si metta di traverso. Non c'è nessuno che abbia le antenne pronte in questo ambito della cultura custodita e promossa, e sia in grado di alzare la voce. Prevenire o trattare. Temiamo il ripiegamento della città dentro il pentolino domestico della festa delle contrade o di esili proposte espositive o di piazza, dai pompieri di New York alla memoria vagante di Maria Callas. Attenti, perché con la brusca aria che tira sui crinali economici, tutte quelle città ardenti d'arte e di belle speranze turistiche della stazza di Mantova finiranno spiaccicate ai margini. Per salvarle servono fantasia, determinazione e antenne. Palazzo Ducale con la sua giurisdizione in loco è e rimane il motore turistico della città e del territorio. La reggia, l'anno scorso, in piena lunga e larga crisi economica, fu l'unica a registrare un'impennatina di ingressi rispetto agli altri musei e monumenti locali. Cioè 1.500 visitatori in più nel flusso di 220mila ordinari. Mentre Palazzo Te - che è il barometro delle iniziative particolari della città d'arte - ne ha perduti 3.000 sui 150mila dell' anno precedente. Stefano Benetti, direttore dei Musei Civici ricorda che l'anno scorso la villa giuliesca restò chiusa per permettere le riprese del Rigoletto in mondovisione, da ciò il calo d'ingressi. Riscontro: quel melodramma in fiction alle prospettive dell'economia turistica mantovana ha portato niente. Il Ducale è meta di visite specialistiche e protocollari d'alto livello, ospita eventi alti, e continua a segnare la storia dell'arte. Ma il taglio governativo pre e post ferragostano è spietato, se ne frega della Camera Picta, della Domus Nova, del Soffitto del Labirinto o del leggendario Appartamento dei Nani che niente ha a che fare con le rauche bordate di Bossi al collega ministro veneziano per la pubblica amministrazione e l'innovazione, o alle politiche governative nel loro gigantismo. La sovrintendenza di Mantova ha sotto controllo e tutela i beni storici e artistici della nostra provincia, di quella cremonese e poi, fin su a Ponte di Legno, di quella bresciana. La sindrome dell'abbandono è datata: si materializzò non appena il sovrintendente Filippo Trevisani lasciò l'incarico, alla fine del 2009. Poi la trottola. Gli uffici furono affidati a Fabrizio Magani che era sovrintendente di Verona-Vicenza-Rovigo, poi chiamato a governare i beni artistici d'Abruzzo. In quel periodo, dunque, Mantova con Cremona e Brescia fu "aggregata" al Veneto. Subito dopo la titolarità passò a Sandrina Bandera, di conseguenza ancora sotto la giurisdizione lombarda. Oggi la Bandera è sovrintendente ai beni artistici della Lombardia occidentale e responsabile della Pinacoteca di Brera nell'occhio del ciclone (altra bora) per mille problemi e per lo Sposalizio della Vergine di Raffaello a rischio pioggia dal soffitto. Per un attimo ancora Magani a Mantova, nella tarda estate. Infine è toccato all'encomiabile Stefano Casciu, già vicedirettore di Palazzo Pitti, gestire l'interim in quanto titolare delle province di Modena e Reggio mentre l'ottimo conservatore della reggia è Stefano L'Occaso. Mantova lombarda, quindi aggregata al Veneto, oggi legata all'Emilia. Non intuiamo dov'è la scintillante politica territoriale leghista, e com'è custodita e promossa la dottrina dell'appartenenza, sempre leghista. Destino di Mantova. La quale, come altre città d'Italia, sta sopportando un movimento fisarmonicistico. E pensare che il roseo destino mantovano, come quello italico, era fondato sul patrimonio d'arte, autentico "petrolio" nazionale. Parole sante.