Il massimo esperto leopardiano: «Le responsabilità saranno tutte di chi autorizza» «Usano il mio nome per favorire le loro opinioni, ma non mi hanno mai interpellato. Non sarò a Venaria» Credevo che il mio ruolo fosse di consulente per il catalogo e per l'impostazione generale. Se si tratta di spostare l'Autoritratto non se ne parla. Sarò costretto a ritirarmi da quest'offerta. Chiederò all'Unesco che l'opera di Leonardo venga inserita nell'elenco delle inamovibili. Gli organizzatori della mostra usano il mio nome per favorire le loro opinioni». Professor Carlo Pedretti, lei è il massimo esperto vivente di Leonardo, ha una cattedra di studi vinciani all'Università della California a Los Angeles, è cittadino onorario di Vinci. È stato chiamato per la sua estrema competenza. Come mai questo diniego categorico? «Non mi hanno mai interpellato veramente. Hanno anche fatto slittare l'inaugurazione a quando non ci sarò. L'esposizione dovrebbe aprire a metà novembre, io a inizio di quel mese torno a insegnare in America. Comunque dico che muovere Leonardo dalla sua sede è una follia totale». Ma il ministro Galan sembra intenzionato a non deludere il pubblico della Reggia. Proverà a dissuaderlo? «Chi dà l'autorizzazione se ne assumerà le responsabilità. Le grandi opere non si possono esporre a così grandi rischi. Non importa qual è l'occasione. Neppure conta il prestigio della sede. Andrebbe benissimo aprire la Biblioteca Reale. Sta diventando tutto una tragicommedia». È un'imprudenza, nonostante le rassicurazioni? «Certo. Ci sono opere che non possono essere trasportate. Fui tra i primi a oppormi al prestito al Giappone dell'Annunciazione di Leonardo esposta agli Uffizi. Non ci fu verso. Non successe niente, ma sono pericoli che l'Italia non può permettersi di correre». Lei è uno dei pochissimi a cui il Louvre lascia maneggiare i dipinti del pittore di Vinci, compresa la Gioconda. Contrario anche a un ritorno della Monna Lisa nel nostro Paese? «Un trasporto della Gioconda è assolutamente inimmaginabile. L'ho detto da subito. I dipinti devono restare nella loro sede consolidata». Solo per ragioni storiche? «Anche di sicurezza. Basti pensare che nel 1939, nessuno lo sa, ci fu la prima mostra leonardesca a Milano. Con una raccolta di disegni, molti provenienti dal Castello di Windsor. L'unico che non prestò nulla fu Vittorio Emanuele III. E fece bene. Sono cose serie. Nonostante vincano sempre le manovre dei governi».