Parla Quadrio Curzio, vicepresidente dell'Accademia più antica d'Italia. Siamo anche consulenti del Quirinale "E abbiamo anche un prestigioso presente» insiste Alberto Quadrio Curzio, economista e vicepresidente dei Lincei, l'Accademia più antica d'Italia, destinata dalla manovra a essere soppressa, assieme a enti culturali pubblici «non economici» come la Crusca, l'altra Accademia storica italiana, e gli Istituti Storici del Risorgimento, per il Medioevo - quest'ultimo paradossalmente rifinanziato con apposita legge appena un paio di mesi fa -, di Studi Verdiani ad appena un anno dal bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi. Senza considerare un altro Istituto esemplare perla sua attività, quello per l'Africa e l'Oriente (Isiao), che ha anche missioni all'estero. Il Pd, attraverso il senatore Vincenzo Vita, promette battaglia in Parlamento contro questa norma, ma Quadrio Curzio insiste sul presente: «I Lincei non hanno solo una storia gloriosa, ma sono stati riconosciuti da Carlo Azeglio Ciampi, quando era presidente, Ente di primo livello, o «di notevole rilievo» e dal 1992 siamo consulenti scientifici del Quirinale. Una fiducia che ci ha rinnovato nei fatti anche Giorgio Napolitano. La soppressione dei Lincei come di altri istituti è inspiegabile». Lo stesso decreto prevede una scappatoia, attraverso un altro da emanare entro 45 giorni, che potrebbe salvare enti ritenuti importanti. Nati nel Seicento, quando le università asservite ai potentati dell'epoca avevano perso la loro funzione, i Lincei hanno sempre difeso la loro autonomia, tanto che il fascismo sciolse questa Accademia nel 1939: ora ci provano Tremonti e Berlusconi. Troppa indipendenza? «Non la metterei così, a seguire le nostre attività vengono politici di entrambi gli schieramenti, per fare un esempio Enrico Letta e Gianni Letta, come sottosegretari alla presidenza del consiglio di due diversi governi - spiega sorridendo Quadrio Curzio -, ma sono venuti anche Mussi e Veltroni». Nel dopoguerra a rifondare i Lincei è stato Luigi Einaudi su suggerimento di Benedetto Croce e l'Accademia ha sempre avuto un rapporto forte con la Presidenza della Repubblica, in Italia super partes. Ma allora come spiegarsi l'accanimento contro i Lincei e gli altri istituti culturali? «Posso rispondere come economista - riflette Quadrio Curzio -: è l'ennesima dimostrazione che i tagli lineari colpiscono alla cieca. Interventi selettivi a mio avviso sarebbero molto più efficaci e redditizi. Le istituzioni culturali fanno un lavoro molto importante ma che difficilmente fa notizia o crea immediato consenso. Così negli ultimi anni sono tra i candidati dei tagli, iniziati già con Padoa Schioppa, ma proseguiti con l'attuale governo». E i privati? «Quando non c'è immediata visibilità, sono ancora meno sensibili dei governi». Lei lo definisce un lavoro oscuro, ma qualcuno pensa siate nullafacenti: «Le tante attività dell'Accademia sono sul sito, e nel condurle siamo oramai molto più che parsimoniosi. Il mio parere da economista è che la cultura, che comprende la scienza e la scienza applicata, è un vero patrimonio». Torniamo al presente come potreste essere d'aiuto al paese? «I Lincei hanno molti gruppi di lavoro, per esempio una commissione sulla bioetica, composta da biologi, genetisti e giuristi che sta preparando una mozione, ma lavoriamo anche su ambiente e calamità naturali, coinvolgendo i migliori studiosi italiani». Dal Parlamento vi hanno mai chiesto pareri, consulenze? «Mi pare proprio di no, ma ufficiosamente alcuni presidenti delle commissioni parlamentari si rivolgono all'Accademia».