Con la Finanziaria salteranno i finanziamenti alle associazioni Le realtà "non economiche" con meno di 70 dipendenti scompariranno Montano le proteste: «Il decreto impedirà di portare a termine le attività che abbiamo iniziato. L'economia ci sta affondando» Salvate la cultura. Enti pubblici e associazioni tremano. La recente manovra finanziaria mette a serio rischio la loro esistenza. La scure del governo è pronta a tagliare le risorse in maniera drastica: con una riduzione dei finanziamenti ma anche con la definitiva eliminazione di tutti gli enti pubblici non economici che hanno meno di 70 dipendenti. Le preoccupazioni di amministratori e presidenti sono fondate. Un colpo, o meglio una manovra, e si finisce in ginocchio. E allora il messaggio è chiaro: «La cultura non deve morire". «COLPO DI GRAZIA». «Qui si rischia il ko». Non usa mezzi termini Giorgio Cracco, segretario generale dell'Istituto di storia di Vicenza che guarda con preoccupazione a quello che potrebbe accadere da qui ai prossimi mesi. «Da anni le risorse pubbliche si stanno riducendo e questa manovra rischia di dare il cosiddetto colpo di grazia». Senza soldi non si prosegue. Questa in sintesi la posizione del segretario generale dell'istituto che si occupa di ricerca scientifica, attività didattica e impegno editoriale, che, secondo le tabelle del ministero dei beni culturali, ha ricevuto nel 2010 un contributo di 25 mila euro. «Siamo allarmati, soprattutto perché non sappiamo che fine faranno i progetti che stiamo per sviluppare». Uno su tutti è quello relativo alle Tre Venezie. «Vogliamo ripercorrere la storia con una pubblicazione, ma non sappiamo se ci saranno ancora i soldi necessari, visto che facciamo affidamento sul finanziamento delle Fondazioni. "CAMBIAMO FORMA». L'Accademia Olimpica rischia di perdere 60 mila euro. Questa la cifra che l'associazione riceve complessivamente da Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio e ministero dei beni culturali. Quest'ultimo chiamato a fare la sua parte con 30 mila euro. «Fortunatamente - spiega il presidente Luigi Franco Bottio - parliamo solamente di una parte dei nostri contributi. L'associazione può contare anche sui redditi del Cuoa di villa Morosini e sugli introiti che arrivano dalle Fondazioni bancarie a fronte di pubblicazioni di libri o ricerche». Nonostante l'Accademia possa contare su entrate alternative, le prospettive sono tutt'altro che rosee. Urge un cambiamento «altrimenti non si può proseguire - continua Bottio - perché non si può più vivere di soli contributi pubblici. Com'è necessario operare? Lavorando su progetti precisi, partecipando a bandi europei». La conclusione è amara: «Scordiamoci i finanziamenti a pioggia. E ricordiamoci che i tagli ormai non rappresentano più una patologia, ma una fisiologia del nostro sistema». «RESTIAMO IN ATTESA». Nel calderone dei tagli potrebbe finire anche il Cisa, Centro internazionale di studi di architettura di Andrea Palladio, in cui lavorano 8 dipendenti. Amalia Sartori, che guida il centro fondato da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Artigianato agricoltura di Vicenza, Accademia olimpica e Regione, non si dice in ogni caso preoccupata. «Non saremo coinvolti, anche se prima di parlare dobbiamo aspettare l'effettiva applicazione della manovra. Stiamo aspettando di capire cosa accadrà). Il ministero dei beni culturali ha destinato al Cisa 90 mila euro nel 2010. Il taglio delle risorse, dunque, sarebbe consistente «anche se - continua Sartori - le maggiori risorse del Centro sono quelle che arrivano dai privati» «IN DIFFICOLTÀ». Tra le realtà vicentine che si occupano di cultura figura anche l'istituto culturale di scienze sociali Nicolò Rezzara. Monsignor Giuseppe Dal Ferro, nonostante la situazione da tempo sia «preoccupante, considerato che i finanziamenti regionali sono un ricordo lontano», ammette che la manovra rischia «di portare problemi consistenti all'istituto che si troverebbe all'improvviso senza contributi sicuri». Il sollievo - se così si può definire - è uno: «Siamo tutti in difficoltà, purtroppo». Per trovare una soluzione monsignor Dal Ferro segue quindi la ricetta indicata da Bottio: « È necessario lavorare a progetto. Dobbiamo dimenticare subito i finanziamenti a fondo perduto ed entrare in questa nuova ottica».
Vicenza. Tagli a enti e contributi: la cultura trema
La recente manovra finanziaria del governo mette a rischio l'esistenza di enti pubblici e associazioni culturali che hanno meno di 70 dipendenti. Il decreto prevede la definitiva eliminazione di queste realtà, a causa della riduzione dei finanziamenti. L'Istituto di storia di Vicenza, l'Accademia Olimpica e il Centro internazionale di studi di architettura di Andrea Palladio sono tra le realtà che potrebbero essere colpite. Le associazioni culturali hanno già iniziato a lavorare su progetti precisi per poter continuare a esistere.
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