L'architetto e la direttrice dello spazio espositivo: «Va rispettata ogni opinione, ma serve una riflessione seria» Ormai i politici lo hanno capito bene. Basta un post su Facebook, magari a metà agosto, per scatenare il putiferio. È più o meno quello che è successo ieri, quando l'assessore Stefano Boeri ha deciso di dichiarare (con una «nota personale e forse futile», parole sue) la propria volontà di «spostare da lì», «restituendogli la sua forza», il Quarto stato del Pellizza da Volpedo, scelto dall'architetto Italo Rota per aprire il museo del Novecento. Al di là delle modalità dell'annuncio, in effetti Boeri sembra aver espresso un disagio comune ai più. «Spesso ci chiedono se non si tratti di una copia» fanno sapere i custodi, riferendosi alla particolare collocazione del capolavoro divisionista, in una stanza aperta a sfondo nero, a metà della scala che conduce verso l'ingresso dell'esposizione. «Troppi riflessi sul vetro» lamentano i visitatori. D'altronde, poco tempo fa c'era stata anche una petizione dei cittadini per rimuovere l'opera dalla location incriminata. Seppur pubblica, seppur visibile senza bisogno di alcun biglietto. A difendere con vigore l'impostazione scelta, ci pensa dunque il suo ideatore, Italo Rota: «Innanzitutto l'opera appartiene ai milanesi. Ed è lì all'ingresso spiega per questo motivo. Dal canto nostro abbiamo preso ogni precauzione: l'altezza dal suolo (20 cm) è la stessa indicata da Pellizza in un documento; il vetro è antiriflesso; la profondità della stanza è uguale alla larghezza dell'opera; i lavoratori del dipinto escono dal quadro mentre gli spettatori ci entrano. Per Boeri non è valorizzata? s'interroga l'architetto. Più di così... Certo, sono problemi complessi ma mi sembra che più di un milione di persone non la pensino come lui: loro l'hanno apprezzata». E al post su Facebook reagisce con amarezza: «Ho una certa età (53, ndr) e ormai conosco le logiche politiche: mi sembra poco serio attacca discuterne ad agosto. Detto ciò, rispetto tutte le posizioni ma, in Italia, "fare e disfare, vuole dire lavorare". Insomma, facciano come credano. La riportino pure a palazzo Marino: io mi ricordo come veniva trattata lì chiude laconico : è un quadro fragile». Sulla stessa linea di critica alla politica s'inserisce anche la direttrice del museo, Marina Pugliese: «Non entro nel merito, non l'ho mai fatto, e ben venga il dibattito è l'incipit . Ma mi chiedo: non ci sono altre priorità? Sia economiche sia culturali? E' così fondamentale spendere soldi pubblici per cambiare l'impostazione di un museo inaugurato soltanto pochi mesi fa (dicembre 2010, ndr)? All'epoca c'era stato un bando internazionale. La decisione è stata presa sulla base del concorso vinto da Rota proprio grazie alla centralità del Quarto Stato, la cui vetrata è costata tanti soldi. Ci vuole una riflessione seria». Anche sul futuro: «Per la seconda metà del 2012 - annuncia la direttrice era prevista una mostra interamente dedicata all'opera. A cura di Aurora Scotti, la maggiore esperta del dipinto. Volevamo riunire tutti i tre gli stadi del quadro e i vari bozzetti. Che fare ora? Mi sembra assurdo che chiunque salga al potere cambi ciò che è stato fatto dai suoi predecessori. E cosa ci dovremmo mettere in quella stanza? Allora che ci venga data una riduzione in cera del dito di Maurizio Cattelan» provoca Pugliese. Basta un post su Facebook...