La proposta dell'assessore Boeri: l'esposizione nel Museo del '900 non è adeguata Il sindaco: il quadro deve tornare a Palazzo Marino Il Quarto Stato in marcia verso Palazzo Marino. Il capolavoro di Pellizza Da Volpedo è pronto a tornare nella «casa di tutti i milanesi». In Comune. Magari in sala giunta, come ai tempi di Greppi. C'è l'accordo con il sindaco Pisapia: «È giusto che il capolavoro stia nella "casa" di tutti i milanesi» Il Quarto Stato in marcia verso Palazzo Marino. Il capolavoro di Pellizza da Volpedo, uno dei simboli universali delle lotte dei lavoratori e del socialismo italiano, è pronto a tornare nella «casa di tutti i milanesi». In Comune. In sala giunta, magari, come ai tempi di Antonio Greppi, il sindaco della Liberazione. A sorvegliare su delibere da approvare e patrocini da concedere. Una proposta «rivoluzionaria». Che l'assessore alla Cultura Stefano Boeri «posta» mercoledì sera sulla sua pagina Facebook e che prende poi corpo in un colloquio col sindaco Pisapia. Tutto parte da una piccola nota «personale e forse futile». Spiega l'assessore su internet: «Oggi entrando al Museo del '900, ho rivisto Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. In quella posizione, lungo la rampa di accesso al museo, dietro una vetrata, con uno spazio troppo ridotto per poter percepire la potenza in movimento del dipinto, il quadro diventa un piccolo innocuo ornamento. Dobbiamo spostarlo da lì, restituendogli la sua forza e restituendoci la possibilità di una contemplazione all'altezza dell'opera». Mentre lancia la proposta, Boeri ha già in mente varie alternative. La soluzione interna è quella più immediata. Un'altra location, sempre all'Arengario. Poi c'è l'ipotesi più radicale, la «tentazione» del trasloco. Al Castello Sforzesco, per esempio, una delle tante sedi che hanno ospitato nel corso dei decenni i lavoratori di Pellizza in marcia. Oppure il «ritorno» alla Galleria d'arte Moderna, a Villa reale. Infine, perché no?, Palazzo Marino. Il «sondaggio» condotto presso il sindaco ha esito «inequivocabile»: «Pellizza deve tornare a casa sua, qui in Comune», raccomanda Giuliano Pisapia. Che poche ore dopo, sulla questione, dirama tanto di nota ufficiale: «Si tratta di un segnale molto importante perché un'opera d'arte così significativa per la storia del nostro Paese deve essere esposta nella casa di tutti i milanesi. Ci impegniamo comunque a fare in modo che Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo possa essere collocato in una sala del Comune aperta ai cittadini e a chi visita la nostra città». Il proletariato di Pellizza sfila dal 1901, tre anni dopo i moti repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris. Il pittore si autoritrae tra la moglie e il capopopolo, le figure sono in gruppi di tre, qualche critico suggerisce pure un parallelo con il Cenacolo. Il Quarto Stato viene acquistato dal Comune tramite sottoscrizione pubblica per essere collocato in una sala del Castello Sforzesco, dove rimane fino agli anni Trenta, quando, complice il fascismo, finisce in qualche polveroso deposito interno. Con la Liberazione, arriva la nuova vita. Al piano nobile di Palazzo Marino. In sala giunta. Narrano le cronache del tempo che nel suo discorso inaugurale il sindaco Antonio Greppi, davanti al presidente della Repubblica Luigi Einaudi, sottolineerà il valore del luogo e dell'evento richiamandosi proprio all'immagine- simbolo del quadro. In municipio Pellizza rimane fino agli anni 80: dopo una serie di successi espositivi e di riconoscimenti internazionali, Il Quarto Stato torna a Milano, ma non in Comune. Finisce invece in una sala della Galleria d'Arte Moderna di Milano, accanto ad altre opere divisioniste e ai capolavori dell'Ottocento. Poi la svolta, preceduta dall'immancabile dibattito. Il capolavoro viene «promesso» al futuro museo del Novecento che l'architetto Italo Rota sta progettando all'Arengario. Ne diventerà anzi il biglietto da visita. «Tutti i musei hanno bisogno di un incipit, un'opera che i visitatori possano ricordare», spiegherà Rota. Ma anche allora c'era chi guardava indietro: «E' un'opera simbolo dell'Ottocento milanese», sostenevano i puristi: «Quindi deve rimanere dove sta, a Villa Reale». Ora l'annuncio di un nuovo trasloco. Su Facebook i commenti tifano tutti o quasi per l'addio all'Arengario. Quantomeno per una collocazione più idonea. «Come Guernica, che ha una sala riservata» scrive qualcuno. «La collocazione attuale assomiglia al ripostiglio delle scope», sostiene un altro. Immancabili i «nostalgici»: «Il posto ideale era la vecchia collocazione della Galleria d'Arte Moderna, sia per modalità di fruizione, sia per il dialogo con altre opere analoghe». Dibattito (di nuovo) in marcia. La scheda L'acquisto «Il Quarto Stato» venne dipinto da Pellizza da Volpedo tra il 1898 e il 1901. Il Comune di Milano lo acquistò nel 1920 con una sottoscrizione pubblica. Venne collocato al Castello Sforzesco, dove rimase fino agli anni Trenta In Comune Dopo la Liberazione, venne trasferito ed esposto nel luogo deputato per l'esercizio del potere democratico: la sala della Giunta di Palazzo Marino, dove rimase fino agli anni 80 Nel museo Dopo l'esposizione in villa Belgiojoso, è stato scelto come opera d'apertura per il museo del Novecento, inaugurato a fine 2010. Nel 2001 al dipinto è stato dedicato un francobollo
Corriere della Sera
18 Agosto 2011
Milano. Il Quarto Stato cambi casa
AN
Andrea Senesi
Corriere della Sera
L'assessore alla Cultura Stefano Boeri ha proposto di spostare il quadro "Il Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo dal Museo del '900 a Palazzo Marino, dove è stato esposto per molti anni. Il sindaco Pisapia ha accettato la proposta e ha affermato che l'opera d'arte deve essere esposta nella "casa" di tutti i milanesi. La proposta è stata lanciata dopo che Boeri ha notato che il quadro era esposto in una posizione troppo ridotta e non riusciva a essere apprezzato al meglio. Boeri ha proposto diverse alternative, tra cui l'esposizione in una sala del Comune o nel Castello Sforzesco.
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Bene culturale
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