Ormai non ci sono più dubbi: al sindaco Renzi interessa più apparire che essere. Se prendiamo questo assunto quale punto di riferimento, ci accorgiamo come possono mutare le motivazioni di tanti episodi e che alcune verità ritenute granitiche, sono invece atti di una farsa con sceneggiatura a più voci. Consideriamo la querelle che va avanti da anni tra Renzi e le soprintendenze fiorentine. Le cronache dei giornali cittadini sono piene di scaramucce tra questi «attori», ma la realtà è un'altra e vede i responsabili degli uffici di via della Ninna e di Palazzo Pitti sorvolare su troppe questioni dove, invece, il loro intervento sarebbe obbligatorio per legge, perché si tratta di beni culturali e architettonici. E così, chiudi un occhio ieri e chiudi un occhio oggi, le soprintendenze sembrano brancolare nel buio mentre Renzi continua indisturbato a perseguire i suoi obiettivi urbanistici e nell'ambito del patrimonio culturale. E' una storia che parte da lontano... Il primo episodio risale all'autunno del 2009 quando sul Ponte Vecchio comparvero dei pannelli pubblicitari di una catena di grande distribuzione, nonostante vari articoli del Codice dei Beni Culturali vietino chiaramente questa pratica. Ci fu una sorta di sollevazione popolare, con Comune e Soprintendenza per il Polo Museale che si scambiarono accuse; tuttavia dai documenti ufficiali emerse che entrambi gli enti avevano dato il loro placet al progetto. Quindi si trattava di una diatriba di facciata. In seguito Renzi si scagliò contro le soprintendenze ree - secondo lui - di non ripulire aree cittadine di loro competenza: i muri esterni della Galleria dell'Accademia e il loggiato sotto il Corridoio Vasariano. Alcuni mesi di diatribe, ma il Protocollo d'intesa firmato il 13 gennaio 2011 tra il sindaco e l'allora ministro della Cultura, Bondi, chiuse quelle polemiche. Per l'occasione Bondi fu autore di un autentico capolavoro, perché previde la possibilità di spostare tra il 15 e il 20 dell'incasso del Polo Museale al finanziamento dei Nuovi Uffizi per 3 anni, senza per altro consegnare un centesimo al Comune di Firenze. Ma a quel punto non è ben chiaro perché le soprintendenze non abbiano più arginato le esondazioni verbali e concettuali di Renzi. Infatti seguirono varie vicende legate ai due interventi di pedonalizzazione di ampie aree del centro di Firenze. Sin dalla decisione di chiudere al traffico piazza Duomo, si è avuta netta la sensazione che le soprintendenze - soprattutto quella peri beni architettonici retta da Alessandra Marino - abbiano subito le decisioni di Renzi, piuttosto che partecipato alla loro attuazione; cioè avevano e hanno strumenti per interventi preventivi, ma non li usano. Non solo: è poco giustificabile l'intervento della soprintendente Cristina Acidini (in difesa proprio di Renzi) che in una lettera ha dato del bugiardo all'onorevole Toccafondi il quale, interrogando il ministro per i beni culturali, Galan, faceva riferimento a uno studio del dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze secondo cui «il terreno sottostante il Corridoio Vasariano, a Firenze, cede di 10 millimetri l'anno». Acidini è storica dell'arte, per cui il suo intervento è apparso quanto meno fuori luogo, ma non possiamo scordare che la soprintendente è anche nel cda della Fondazione Palazzo Strozzi in rappresentanza, guarda caso, proprio del Comune. Caso mai doveva intervenire la Marino, ma il rapporto tra la responsabile dei beni architettonici e Palazzo Vecchio è ancora più curioso. Prendiamo la recente pedonalizzazione di piazza Pitti e via Tornabuoni. In seguito alla denuncia di questo giornale delle pessime condizioni in cui versa la «terrazzina» sull'Arno all'altezza degli Uffizi (Lungarno Anna Maria Luisa de' Medici), la soprintendente Marino venne invitata dal Mibac di Roma ad agire per verificare le condizioni dei beni architettonici interessati ai provvedimenti della pedonalizzazione. Ma c'era bisogno dell'invito del Ministero? Perché la soprintendente non si è mossa autonomamente? Che con Palazzo Vecchio la Marino abbia un certo feeling - nonostante le cronache sembrino indicare il contrario - è dimostrato da almeno tre recenti «episodi» illuminanti. Primo: il Comune, con una delibera ad hoc, permetterà il ritorno della pubblicità sulla grande torre di servizio nel piazzale degli Uffizi (per il cantiere dei Nuovi Uffizi) affinché la Ser. Com (società di pubblicità) rientri dei soldi anticipati per pagare le prestazioni di alcuni professionisti collaboratori proprio della stazione appaltante, cioè della soprintendenza di Palazzo Pitti; secondo: nello stesso piazzale degli Uffizi, oltre a concedere il permesso per l'elevazione di una seconda - deturpante - torre di servizio per il cantiere, il Comune (attraverso i vigili urbani) non controlla un'ampia area del piazzale recintata (a causa di una revisione della facciata del museo) e non si accorge che manca anche la più piccola indicazione dei lavori che si stanno svolgendo. Terzo: la soprintendenza ha dato il permesso (pare temporaneo) per la collocazione del grande gazebo coi fontanelli di acqua pubblica alle spalle del Biancone. Sul già citato Codice dei beni culturali, oltre alla presenza di chiare indicazioni sul divieto di collocare oggetti deturpanti un certo panorama, manca l'indicazione poter derogare «temporaneamente» a questo divieto. La Marino ha quindi preso una decisione non supportata da alcuna legge. Senza contare la decisione di Renzi di pedonalizzare via Guicciardini e piazza Pitti, ma di lasciare intatto il parcheggio dietro l'edicola della piazza, che serve principalmente a chi lavora eo vive a Palazzo Pitti e Giardino di Boboli. E chissà che fontanelli e parcheggio non siano il frutto di un gentlemen agreement. L'ultimo episodio è recentissimo: la sparata di Renzi circa la facciata della basilica di San Lorenzo. Chiamata in causa, la Marino è intervenuta di corsa scrivendo una lettera al Corriere fiorentino (e avocando a sé le decisioni del caso), testata che ha ospitato anche un'intervista al segretario generale del Mibac, Roberto Cecchi, solitamente schivo. Ecco, ma perché Marino e Cecchi non sono mai stati così solerti anche per i Nuovi Uffizi? Il cantiere della «Salerno-Reggio Calabria dei beni culturali» - come lo abbiamo ribattezzato - è aperto dalla primavera 2006 ed è dal 2007 che i responsabili non fanno comunicazioni ufficiali sul suo andamento. Forse la facciata di San Lorenzo è più importante dei Nuovi Uffizi? E allo stesso tempo, perché Renzi non si interessa di velocizzarne i lavori (così come aveva promesso di fare in campagna elettorale) per liberare il cuore di Firenze dal cantiere? Come si comprende, quindi, quella tra il sindaco e le Soprintendenze è una «finta» guerra, però altamente nociva - come quelle «vere» - sia per i beni culturali sia per Firenze.
Firenze. Strani patti, "segrete" alleanze
Il sindaco di Firenze, Renzi, sembra più interessato a apparire che a essere efficace. La sua politica urbanistica e culturale è stata oggetto di critiche per la mancanza di intervento delle soprintendenze fiorentine. La storia tra Renzi e le soprintendenze risale al 2009, quando Renzi si scagliò contro le soprintendenze per la pedonalizzazione di aree cittadine, ma si scoprì che entrambi gli enti avevano dato il loro placet al progetto. Negli anni successivi, Renzi ha continuato a prendere decisioni che sembrano non essere supportate dalle soprintendenze, come la pedonalizzazione di piazza Pitti e via Tornabuoni.
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