In riferimento a una lettera sui tesori del Castello Ursino e sulla mostra "Pezze di storia", pubblicata il 15 agosto, la curatrice scientifica della stessa mostra, dott «L'importanza di quelle pezze di storia» In riferimento a una lettera sui tesori del Castello Ursino e sulla mostra "Pezze di storia", pubblicata il 15 agosto, la curatrice scientifica della stessa mostra, dott. Carmela Cappa, storico d'arte della Soprintendenza di Catania, risponde: Quale onore anche la mostra "Pezze di storia" ha i suoi telchini! Grande Callimaco anche a noi criticano la scelta di occuparci di cose poco importanti, di manufatti tessili, pensa tu, realizzati nelle botteghe artigiane di Sicilia, dimenticando che il primo ergasterion fu impiantato a Palermo da Ruggero II chiamando artisti arabi e persiani, e che per secoli operarono botteghe di artigiani del tessuto e del ricamo in grado di affascinare le corti d'Europa in questa nostra isola in cui mantenere in vita la memoria è così difficile, dove intellettuali oggi ripropongono la divisione tra arti maggiori ed arti minori, tra la scultura classica e quattro pezze! Grande amico, amante della classicità è proprio vero bisogna annullare anni di studi critici per rinsaldare il valore dell'Arte con la A (scultura pittura e architettura) e rimandare nel giusto oblio millenni di storia dell'oreficeria, del manufatto tessile, degli avori e dei gioielli. Non importa se i ferraresi Lorenzo Costa, Ercole De Roberti e gli artisti della loro scuola creassero opere come il Ciclo di Schifanoia o la Pala delle Rondini ed al tempo stesso doni di nozze come le splendide carte dei Tarocchi che, insieme ad altri manufatti si raccontano nella nostra Pezze di Storia a Castello Ursino. Si raccontano perché ai nostri amici telchini è sfuggito sicuramente che la mostra è il racconto di un viaggio tra le collezioni di manufatti tessili, tra gli argenti, i ventagli, le ambre e perché no anche le scarpe, quelle collezioni che stupirono Goethe, egli che amava il mondo classico dell'antica Grecia restò incantato dai tesori della Wunderkammer esposti nel Museo del Principe di Biscari ed oggi trame del nostro racconto. Crediamo che i nostri telchini, per pura distrazione, non abbiano colto il delicato rimando di racconti che intercorrono tra i parati delle feste dei Padri Benedettini, sconosciuti fino ad oggi ai catanesi, e le opere più importanti delle collezioni archeologiche già presenti nella collezione del Principe di Biscari e nel Museo Civico in cui fu esposta dopo l'Unità d' Italia e le leggi eversive la raccolta dei Padri Benedettini. I marmi di epoca classica sono lì a ricordarci che nel settecento la cultura era considerata totale, bisognava educare alla globalità del sapere, a saper apprezzare l'arte del ricamo, a saper godere della delicata raffinata bellezza degli avori incisi, delle carte dei tarocchi con punzone impresso a foglia d'oro e dipinti come miniature, insieme ai dipinti ed ai reperti archeologici. La mostra racconta, grazie ad un suggestivo allestimento, quella Catania del settecento di cui si perde la memoria ogni giorno, fatta di feste come quella del Sacro Chiodo e di Musei conosciuti nel mondo, dove un monastero era considerato come la Versailles di Sicilia e dove in un luogo come la Chiesa di San Nicolò la Rena, sconosciuta oggi agli stessi catanesi, si conservano due splendide consolle del settecento che anni d'incuria hanno lasciato lì a marcire, sono arti minori, possono distruggersi, ce ne sono tante in giro. Noi purtroppo siamo quelli che amiamo l'arte nella sua globalità come il grande Fidia che apprezzava la techne di fare arte, non maggiore o minore. Noi ancora restiamo meravigliati, come dinnanzi a un prodigio, dall'allucciolato a filo d'oro con cui è stato realizzato il Parato di Velluto rosso, esposto in mostra, e comprendiamo la sapienza e la professionalità con cui sono stati realizzati tessuti di seta e ricami in oro e argento filato con quella maestria e sfarzo che Catania sapeva proporre e che ci impegniamo a fare conoscere ed a raccontare ai Catanesi. Noi ci indigniamo perché nessuno si è mai interessato del sontuoso repositorio d'argento dei Padri Benedettini e noi crediamo a un« Catania che deve riscoprire la sua storia attraverso la memoria. Su queste Utopie concrete noi proponiamo a chi sa apprezzare la storia di Catania e della Sicilia, iniziata prima dei greci e continuata da uomini come Ignazio Paternò Castello, Vito Amico Statella, Paolo Orsi, Guido Libertini di continuare il racconto con altre storie di collezioni, con tutti i tesori che il Castello Ursino custodisce. Si imputa alla mostra di essere un evento mancato, a tale proposito un piccolo appunto: alcuni anni fa è stata pubblicizzata, a ragione, l'esposizione del frammento del manto funebre di Arrigo VI, conservato nel tesoro della Cattedrale di Palermo, studiato come una preziosa reliquia, noi a Catania conserviamo il secondo pezzo, per la prima volta esposto nella mostra Pezze di storia sconosciuto agli studiosi ed ai catanesi, il terzo è al British Museum, eppure per alcuni questa esposizione non può definirsi un evento. Il frammento documentato studiato come trama e come modulo è stato restituito come patrimonio alla città di Catania. Forse i Padri Benedettini che nel 1781 lo acquistarono avrebbero fatto meglio a lasciarlo a Palermo, almeno il tesoro di quella città ne conserverebbe un pezzo più grande. Del resto per molti Catania la sua storia non la fa con le pezze, ma con un perenne silenzio.
SICILIA - L'importanza di quelle pezze di storia
La curatrice scientifica della mostra "Pezze di storia" al Castello Ursino, dott. Carmela Cappa, risponde a una lettera che critica la scelta di occuparsi di manufatti tessili. Cappa sostiene che il Castello Ursino custodisce tesori importanti, come le pezze di storia, e che la mostra racconta la storia di Catania del settecento, fatta di feste e Musei conosciuti nel mondo. Cappa si indigna perché nessuno si è mai interessato del repositorio d'argento dei Padri Benedettini e propone a chi sa apprezzare la storia di Catania e della Sicilia di continuare il racconto con altre storie di collezioni.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo