L'avanzata dei ribelli preme sulla città archeologica Patrimonio dell'Umanità. Fuga da Tripoli La capitale accerchiata. Il regime nega l'esodo degli abitanti, ma in tanti lasciano la città dove scarseggiano cibo, corrente elettrica e gas Roma. I ribelli libici hanno rivendicato ieri la conquista di Sabratha, città a circa 80 chilometri a ovest di Tripoli, sul fronte occidentale, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 1982. Lo ha riferito Ahmed Omar Bani, portavoce delle milizie del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi. Sul fronte orientale vicino a Brega, ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa, i ribelli hanno il controllo di due dei tre distretti residenziali nella città petrolifera e stanno combattendo con le forze di Muammar Gheddafi per la conquista dell'area industriale. Bani ha poi definito come «pure menzogne» le dichiarazioni del portavoce di Tripoli, Moussa Ibrahim, in merito al controllo di Brega e Zawiyah da parte dell'eserciro libico. I ribelli sono entrati a Zawiyah, circa 40 chilometri a ovest di Tripoli, dopo una dura battaglia con le forze di Gheddafi sabato e «ora Zawiyah è sotto il pieno controllo delle forze rivoluzionarie», ha detto Bani. Adesso il pericolo maggiore per i beni archeologici libici di Sabratha è che vengano impiegati come forma di rivendicazione o di ricatto, come successe in Afghanistan con l'abbattimento da parte dei talebani delle statue di Buddha. La televisione libera di Bengasi, Al Horra, ha lanciato un accorato appello perché siano risparmiate le rovine fenice, greche e romane (vi è il teatro romano meglio conservato al mondo) di Sabratha. I quadri dirigenti dei ribelli promettono che non spareranno a Sabratha, ma ridurranno i nemici alla fame. Intanto, centinaia di persone stanno lasciando Tripoli per rifugiarsi nelle aree di montagna controllate dai ribelli: il regime nega l'esodo, ma ha allentato la morsa sulla capitale, dove comincia a scarseggiare sempre di più il cibo e mancano corrente e gas. E a poche decine di chilometri da Tripoli i ribelli, dopo aver preso il controllo di quasi tutta la città di Zawiya dopo circa 6 giorni di combattimenti, hanno lanciato una pesante offensiva per conquistare la cruciale raffineria locale, che fornisce petrolio e gas a Tripoli. Violenti combattimenti sono in corso inoltre ad Ajaylat, un nuovo fronte nella Libia occidentale, tra il confine tunisino e Tripoli. I ribelli stanno anche pensando sempre più al dopo Muammar Gheddafi. Secondo l'Afp, che ha visto una copia del testo, il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha messo a punto una nuova «road map», con le tappe principali della transizione democratica dopo la scomparsa del rais libico. «Centinaia di civili se ne vanno ogni giorno» da Tripoli, racconta un testimone raggiunto telefonicamente da Roma: «Vengono o qui sulle montagne o vanno in Tunisia, ma sempre passando da qui». La capitale è alle strette: «Non c'è un nulla, tutto costa il quadruplo. Non c'è corrente, né gas e il cibo scarseggia». Anche il controllo del regime si è allentato, «visto che la gente riesce ad uscire nonostante i check-point». A Zawiya, che controlla la strada che collega Tripoli alla Tunisia ed è quindi strategica, le forze fedeli a Gheddafi si sono asserragliate attorno all'impianto. «Ci sono dei cecchini all'interno della struttura della raffineria. Noi controlliamo fino ai cancelli e lanceremo un assalto per prendere il controllo dell'impianto», spiega Abdulkarim, un combattente ribelle. Nella zona si sentono spari e raffiche di armi pesanti. La nuova «road map» di 10 pagine e 37 articoli è una versione modificata di un primo documento presentato a marzo. Il Cnt, definito «la più alta carica dello stato» e «solo rappresentante legittimo del popolo libico», intende trasferirsi appena possibile a Tripoli. Una volta insediatosi nella capitale, entro tre mesi il Cnt intende nominare un «governo ad interim», incaricato di indire elezioni entro otto mesi, per eleggere un Parlamento provvisorio di 200 membri. Un primo ministro formerà un governo che dovrà ottenere la fiducia. Il Parlamento di transizione nominerà quindi un Comitato per redigere la nuova Costituzione libica, da approvare per referendum. 18082011