Desolante aggirarsi tra chiese chiuse, monumenti «sbarrati» e negozi ormai scomparsi Impressionante il crollo delle attività commerciali. In via Paternostro abbassate definitivamente ben 52 saracinesche Ieri ad aggirarsi per il centro storico c'era da temere di andare incontro a qualche brutta disavventura. Percorrendo le vie Alessandro Paternostro, Alloro, Lungarini, Cantavespri, Castrofilippo, d'Aragona e piazza Rivoluzione abbiamo trovato tre soli esercizi commerciali con la saracinesca alzata. Chiuse anche chiese e farmacie. Padre Messina, il parroco di S. Anna, si trovava a dire messa a Porticello. Portoni sprangati alla Gancia, ma il complesso religioso è chiuso per il noto sequestro. Ben in evidenza i sigilli. In ferie pure i cantieri dove sono in corso opere di ristrutturazione. Erano aperti soltanto i luoghi della cultura: Palazzo Abatellis, Galleria d'Arte Moderna, Archivio di Stato. In quasi due ore abbiamo incontrato cinque coppie di turisti, una dozzina di anziani e due giovani poco affidabili su una motoretta sgangherata. Soltanto dopo mezzogiorno abbiamo potuto vedere aperta la Focacceria di San Francesco. Per pranzo arrivano i turisti dei vicini alberghi a consumare le leccornie tipiche siciliane. Accanto alla spelonca del Ferragosto, occorre aggiungere che nel centro storico le attività commerciali crollate sono in modo impressionante. Solo in via Alessandro Paternostro le saracinesche abbassate per fine attività sono 52. L'allarme iniziò otto anni fa con il leggendario negozio ottocentesco di articoli casalinghi Tschinke. A due anziani abbiamo chiesto dove vanno a fare la spesa. La risposta è stata Ballarò. La più vicina Vucciria è rimasta con pochi esercizi aperti ed è cara. Ieri il pescespada nell'unico negozio aperto costava 33 euro al chilo. Insomma, roba per signori che possono spendere. Con il maestro Giovanni Alaimo, che abita in via Castrofilippo da 82 anni, abbiamo chiacchierato una mezzoretta. Mi ha raccontato: "Sono nato accanto al teatro Garibaldi e sono desideroso di rivederlo aperto. Io non sono preoccupato per le attività chiuse per ferie, ma sono fortemente amareggiato per quelle decimate lungo tutto il centro storico. Ormai a Palermo viviamo di nostalgie. C'erano una volta ritrovi come "Rageth Kock", "Maison Allotta", "Romeres", "Birreria Italia", famosi caffè storici frequentati da letterati, artisti, politici, nobili e squattrinati. Luoghi aperti anche a ferragosto. Vi si discuteva di tutto e di tutti. Erano un punto di incontro della vita sociale ed intellettuale". La moglie, signora Clementina, ascolta in silenzio. Poi s'intromette nella conversazione: "Non è soltanto la categoria dei caffè andata in crisi a Palermo. Nel centro storico hanno chiuso battenti prestigiosi negozi come Albano, Mercurio, Savona, Paglieri, Abbate, Garufo. Resiste la cartoleria Bellotti di via Gagini. L'attività, invero, fu avviata dal lombardo De Magistris. Poi l'acquisì Vincenzo Bellotti. A rischio c'è la gioielleria Sutera, che ha avuto lo sfratto dal nuovo proprietario dell'immobile. Una volta qui gravitava il bel mondo. Oggi c'è soltanto sporcizia e tristezza. Vedo parecchi giovani che si sono insediati nei palazzi restaurati e ne ammiro il coraggio. Abitare nel centro storico ci vuole tanto amore". E' vero che in parecchi sono andati ad abitare il ventre della città, ma è anche vero che nei luoghi restaurati i vendesi e gli affittasi sono moltissimi. Il centro storico è diventato il regno dei pub e nelle belle serate i giovani si riversano a bere per strada facendo un rumore tremendo. Chi abita in via Alloro o in via Paternostro la sera al rientro dal lavoro si trova alle prese dove parcheggiare la macchina. E non parliamo del problema fognature. Cattivi odori e allagamenti invernali sono una croce da portare addosso. Insomma, ha proprio ragione la signora Clementina quando sostiene che abitare nel centro storico ci vuole tanto amore. 18082011