Polemiche ed esposti per l'affresco con gli organi maschili modificati MASSA MARITTIMA. Risale al 1265 l'affresco ai piedi del Palazzo dell'Abbondanza, a Massa Marittima. Si chiama "L'albero della fecondità" e di recente, dopo anni di restauro, è tornato visibile al pubblico. Ma non è più quello di un tempo. In alcuni punti infatti - punti "scabrosi" - il dipinto non è fedele all'originale. E ora nel borgo, dove quell'affresco è vanto collettivo, infuria la polemica. Scoperto nel 1999 nelle Fonti dell'Abbondanza (piccole vasche ai piedi di uno dei tanti palazzi medievali del centro), l'affresco rappresenta un grande albero da cui pendono frutti di (inequivocabile) forma fallica, simbolo della fertilità da cui prende il nome l'opera. Sotto i rami una schiera di donne con le braccia tese, pronte a raccoglierne quanti più possibile, impegnate anche ad azzuffarsi tra loro. Da quando è stato riportato alla luce, l'Albero della fecondità ha rappresentato l'oggetto d'interesse di esperti e studiosi, fino alla menzione nei libri scolastici. Circa tre anni fa il Comune, col placet della Soprintendenza di Siena, diede il via al restauro per far sì che quei frutti tornassero al loro originale splendore. «Nel corso degli anni sono stati fatti studi continui sul restauro», dice Franco Donati, vicesindaco di Massa Marittima e assessore ai beni culturali. «Non solo da parte dei tecnici del Comune e della Soprintendenza, ma anche dell'opificio di Firenze e del Cnr, perché tutto fosse fatto con la massima attenzione». I lavori sono terminati e il 6 agosto l'affresco è tornato visibile al pubblico, generando da subito qualche polemica tra i turisti, a causa di una vetrata installata davanti (per motivi di sicurezza) che riflette la luce solare e che impedisce una visione agevole dell'opera. Ma qualcuno è andato a vedere con attenzione il risultato del restauro e ha scoperto che il disegno non è più lo stesso. Nella parte alta del dipinto, infatti, dove prima c'era un ramo con delle foglie e uno dei frutti fallici, oggi c'è solo l'ombra dell'originale. Al "frutto" sono stati tolti alcuni dettagli decisivi (i testicoli, per intendersi) e le foglie del ramo sono sparite. Particolare che non è andato giù agli osservatori più meticolosi. Tra questi Gabriele Galeotti, del movimento civico Massa Comune all'opposizione in consiglio comunale. Non appena vista l'imperfezione Galeotti non ha esitato e ha presentato un esposto a Procura, carabinieri, ministero dei beni e attività culturali e Soprintendenza di Siena. «L'affresco appare fortemente compromesso nella sua autenticità a causa di una campagna di restauro irrispettosa dei caratteri artistici, tipologici e formali dell'opera - recita l'esposto - molte porzioni dell'opera sono state ridipinte arbitrariamente e senza alcun doveroso rispetto delle allegorie d'origine». Per questo Galeotti ha presentato l'esposto «affinché, se del caso, si proceda a carico dei responsabili dei reati e delle infrazioni che si ravvisino». Donati, che precisa di non essere un tecnico, difende i restauri. «Sono stati fatti da esperti professionisti, forse lo stato di deterioramento in cui versano alcuni punti dell'opera può aver influito sui lavori». Forse. Di certo il giallo del "frutto castrato" una risposta precisa dovrà averla.