Tre anni fa il ministro leghista parlò di 34mila organismi da chiudere, ne furono soppressi nove AItra fregatura in arrivo. Quella della soppressione di enti pubblici non economici di cui nessuno però è in grado di definire il numero, tanto meno l'entità del risparmio. Già nel 2008 il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli prometteva: "Pronta la ghigliottina taglia enti inutili". L'intenzione, come sempre, era quella di procedere senza "tentennamenti" e così chi "dal primo gennaio staccherà un assegno per qualcosa che non c'è più dovrà affrontarne le conseguenze". E mentre Calderoli annunciava che gli enti "inutili" da cancellare dovevano essere 34 mila, alla resa dei conti ne vennero smantellati precisamente 9 (nove). Un numero irrisorio, ridicolo, tanto elle nella stessa relazione tecnica del ministero dell'Economia che accompagna il nuovo decreto si legge come la precedente iniziativa non abbia prodotto "nessun risparmio". D'altro canto è cosa nota che quando non si sa più dove sbattere la testa si ripassa il repertorio delle promesse mai mantenute. Ecco quindi riprovarci con l'articolo 31 comma 1 della manovra, introducendo qualche piccola modifica. Se prima, infatti, gli organismi inutili da sopprimere erano al di sotto delle 50 unità di personale, ora l'asticella è stata alzata a 70 così la platea dovrebbe restringersi a un migliaio di istituzioni per le quali la manovra prevede la chiusura immediata. O meglio novanta giorni dopo l'entrata in vigore della manovra finanziaria. In teoria vengono anche già redistribuite, alle altre amministrazioni, le funzioni svolte da ciascun istituto soppresso. In caso di chiusura, però, se ne torneranno a casa, già dalla prima scadenza, tutti i lavoratori con contratti a tempo determinato che non potranno essere prorogati e neppure rinnovati. Ma per impedire che vengano realmente cancellate realtà che potrebbero far riferimento magari anche "ad amici" il decreto specifica che sono esclusi quegli enti di particolare rilievo "identificati con apposito decreto del presidente del Consiglio dei ministri" da emanare quarantacinque giorni dall'entrata in vigore del decreto. Come a dire che alla fine c'è speranza per tutti. Chi non ha nulla da temere invece sono, tra gli altri, gli ordini professionali, le federazioni sportive, gli enti la cui funzione è la conservazione e trasmissione della memoria della Resistenza (salvo togliere la ricorrenza laica del 25 aprile). Capitolo risparmio. Altra fregatura visto che sulla stessa relazione è chiaramente indicato che gli effetti del risparmio verranno quantificati a "consuntivo". Dunque, i tagli agli enti inutili, ammesso che vengano fatti, non sono stati neppure considerati (preventivamente) come effettivo risparmio. Tutto quindi viene lasciato al caso e prima che si sollevino le proteste tra il migliaio di realtà al di sotto delle 70 persone anche questa volta, come accaduto nel 2008, il ministro per l'Innovazione Renato Brunetta correrà ai ripari sottolineando come il decreto-legge "non determini la soppressione automatica e immediata" rinviando così, a data da destinare, l'operazione del taglio-enti. Non sarà quindi cancellato un bel niente quindi. La storia si ripete. Nessun governo, da Prodi a Berlusconi ha mai portato a termine l'operazione, anzi negli anni gli enti sono cresciuti. L'unico vero rischio di chiusura, dopo la stesura del decreto, l'ha corso l'Accademia della Crusca salvata poi (si spera) dalle parole del ministro Galan che si è impegnato a trovare una soluzione. Sembra insomma che per risanare le casse si dovesse iniziare dall'istituzione custode della lingua italiana che allo Stato costa 190 mila euro.
ROMA - Enti inutili, l'ultima beffa di Calderoli
Il ministro leghista ha parlato di 34mila enti da chiudere, ma ne sono stati solo smantellati 9. Ora il governo vuole introdurre un nuovo decreto che prevede la chiusura di enti inutili, ma non specifica il numero. L'asticella è stata alzata a 70 unità di personale, ma il numero potrebbe essere ancora più basso. Gli enti soppressi potrebbero essere sostituiti dalle altre amministrazioni, ma i lavoratori con contratti a tempo determinato potrebbero essere licenziati. Il decreto esclude gli enti di particolare rilievo, come gli ordini professionali e le federazioni sportive. Il risparmio non sarà quantificato, ma sarà lasciato al caso.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo