Sembra incredibile, ma in Italia i 23 parchi nazionali vengono considerati alla stregua di un'associazione privata, come la bocciofila sotto casa. E non ci si vergogna neanche un po' di ridurre le competenze e tagliare personale e fondi per la gestione, ma si arriva al paradosso di lasciare completamente senza indennità i presidenti. Insomma, il titolo di presidente è onorifico e non deve comportare compensi (le responsabilità, invece, quelle rimangono). Non solo: un fino ad oggi ai più ignoto funzionario dello Stato, nientemeno che il ragioniere centrale (!), sostiene, tentando di argomentare, che dovrebbero per giunta restituire i compensi che hanno percepito fino dall'anno scorso (a oggi nessun presidente risulta essere stato pagato fino da gennaio 2011). In un paese normale la questione sarebbe superata e risibile, purtroppo, invece, è di attualità e molto seria. Prima di tutto il presidente di un parco nazionale non è il capo di un'associazione benefica, ma è il responsabile legale dell'ente e si carica di lavoro e incombenze che la metà basterebbe e avanzerebbe per richiedere compensi adeguati ai grandi civil servant delle aziende pubbliche. I parchi poi sono un apparato dello Stato che funziona in modo efficiente: con scarso personale e quasi senza fondi riescono a tutelare e a conservare il patrimonio naturalistico di tutti e in più alimentano un giro d'affari di decine di milioni di visitatori all'anno e di qualche miliardo di euro. L'unico turismo che non conosce crisi è quello dei parchi (16 per cento rispetto all'anno precdente) e la qualità della vita di chi vive nei parchi è accertata come migliore di quella di chi vive fuori. Ma queste fondamentali istituzioni sono sotto attacco continuo da parte dei soliti portatori di interesse, i predatori di futuro, che pensano soltanto in termini di prezzi e non sanno nemmeno dove siano di casa i valori. In una crisi economica senza precedenti, invece di tutelare chi ha ancora il coraggio di difendere i nostri 23 gioielli nazionali, li si riduce al rango di figure simboliche che dovrebbero rinunciare alle proprie altre attività senza vedere riconosciuto il proprio lavoro. Sono alla scadenza diversi presidenti e non sarà facile trovarne di disposti a mettersi in gioco totalmente solo per amore e passione. A meno che il vero fine non sia il depotenziamento dei parchi nazionali: in questo caso le misure sono azzeccate. Immagino rimanga una legittima curiosità: quanto guadagna un presidente di parco? Emolumenti faraonici, penserete voi: invece no, attorno ai 1500 euro netti al mese. A occhio, solo mettendoli tutti insieme si riesce a raggiungere il compenso del ragioniere centrale redattore del provvedimento. presidente del Parco dell'Arcipelago
PARCHI NAZIONALI - IO PRESIDENTE SENZA UN EURO
I 23 parchi nazionali in Italia vengono considerati come associazioni private e sono stati ridotti a una gestione minimale, con tagli di personale e fondi. I presidenti dei parchi non sono pagati, ma il ragioniere centrale sostiene che dovrebbero restituire i compensi percepiti fino all'anno scorso. I parchi sono un apparato dello Stato efficiente che tutela il patrimonio naturale e genera decine di milioni di visitatori all'anno. Tuttavia, sono sotto attacco da parte dei predatori di futuro che pensano solo in termini di prezzi. I presidenti dei parchi sono alla scadenza e non sarà facile trovare nuovi presidenti disposti a lavorare senza compensi.
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