Il Comune non ha mai tirato fuori i soldi per il restauro, sebbene inseriti nel bilancio Dal Comune tante parole, ma pochi fatti per la chiesa di Santa Caterina. E' il commento di Loredana Ciabatti Cipriani, vicepresidente regionale e responsabile della delegazione lucchese del Fai (Fondo ambiente italiano), al recente inserimento dei lavori per lo storico edificio barocco - chiuso da 40 anni perché inagibile - nel piano triennale delle opere pubbliche. «È dal 2009 - sottolinea la dirigente del Fai - che il Comune, proprietario del bene, inserisce nel bilancio il restauro della chiesa. Ma se i lavori partiranno è soltanto grazie al Fai che, con il suo impegno, ha fatto arrivare dal Ministero dei beni culturali alla Soprintendenza di Lucca 800mila euro di finanziamenti, con i quali sarà possibile sistemare in parte la chiesa. Il Comune finora non ha destinato un euro al restauro. Mi auguro che, inserendo di nuovo l'intervento nel piano triennale, intenda contribuire in qualche modo, invertendo decisamente rotta rispetto al passato». D'altra parte i finanziamenti ministeriali sono giunti perché la chiesa di Santa Caterina, unico esempio a Lucca del Settecento italiano, è risultata la più votata in Toscana, e la terza in Italia, nel censimento nazionale "I luoghi del cuore", realizzato lo scorso anno dal Fai. «È stata una campagna capillare - spiega la signora Ciabatti - che ci ha visto impegnati a tutti i livelli e ha portato al risultato eccezionale di raccogliere oltre 20mila firme per Santa Caterina. Sull'onda di una risposta di tali dimensioni, che non poteva lasciare indifferenti le istituzioni pubbliche, la chiesa è stata segnalata con particolare sensibilità dal soprintendente di Lucca, Agostino Bureca, al ministero dei beni culturali nell'ambito delle richieste inserite nel programma finanziato con fondi Lotto 2011, e poi negli interventi di massima urgenza». E la risposta del ministero c'è stata: il 9 giugno 2011, infatti, il Consiglio superiore per i beni culturali ha approvato la ripartizione dei fondi provenienti dalle maggiori accise sui carburanti, destinati al recupero del patrimonio arstistico, archeologico e monumentale nazionale, per eseguire e portare a termine importanti interventi di restauro di opere di grande rilevanza. Tra queste la settecentesca - realizzata dall'architetto Francesco Pini, allievo di Filippo Juvarra, su un edificio preesistente della fine del 1500 - chiesa lucchese. Il Fai - che concorrerà al restauro con uno specifico limitato intervento - segue l'edificio dal 1996. A marzo di quell'anno la delegazione guidata da Loredana Ciabatti ottenne di poterlo aprire in occasione di una delle Giornate di primavera che la fondazione organizza ogni anno per mettere in evidenza luoghi storici meno conosciuti o da salvare. Ma nel 1997 problemi di sicurezza - gli stessi che oggi ne rendono urgente il restauro - impedirono di continuare a tenerlo aperto al pubblico. Tuttavia non cessò l'interesse del Fai per la struttura che fino agli anni Settanta, tra l'altro, veniva frequentata assiduamente dalle sigaraie della vicina Manifattura Tabacchi. «Sia attraverso contatti con sindaci e assessori - racconta la signora Ciabatti - sia con ripetuti e pressanti appelli sugli organi di stampa, ho sempre cercato di tenere alta l'attenzione sullo stato della chiesa, che con il passare degli anni è diventato sempre più disastroso». E a maggio 2010, d'intesa con il Comune, la chiesetta è stata eccezionalmente riaperta per due giorni, con tutte le precauzioni del caso, proprio per far conoscere il suo stato e iniziare la raccolta di firme. Che ha dato l'esito straordinario dal quale è poi partito il conto alla rovescia verso la riapertura. Con la speranza che anche il Comune faccia la sua parte.