Pescia 2030 e Italia Nostra contestano la decisione e l'iter seguito dal Comune La scelta del supermercato all'ex Mercato dei fiori è quella migliore per valorizzare un edificio così importante per le sue peculiarità architettoniche e per le sue potenzialità sociali di utilizzo? E ancora: è una scelta sensata insediare un supermercato in un'area di convergenza di più strade e dove, a poca distanza, sono presenti già 3 esercizi commerciali simili? A chederselo (e a domandarlo all'amministrazione comunale) sono il Comitato Pescia 2030 e Italia Nostra della Valdinievole, in un lungo documento a firma dei rispettivi presidenti Alberto Gelli e Giuseppe Pontari. «Abbiamo ritenuto necessario approfondire i termini della questione - dicono - per cercare di capire se tutto è stato svolto secondo le regole, nel rispetto del principio del perseguimento del massimo interesse pubblico; se quanto previsto dalla convenzione corrisponda veramente alle esigenze primarie di conservazione e di valorizzazione del bene e se, infine, quella unica proposta progettuale pervenuta dovesse essere ritenuta dal Comune comunque valida». Le due associazioni chiedono se «ci troviamo realmente in un punto di non ritorno e se l'unica possibilità dell'immobile rimanga la destinazione a supermercato. Oppure se, invece, con la buona volontà di entrambe le parti, non si possa trovare una soluzione alternativa, conveniente per tutti». E se così non potrà essere, tra le altre azioni che intendono assumere ci sarà l'avvio di una petizione popolare «per proporre un più consono, dignitoso e funzionale recupero e destinazione d'uso dell'edificio». Spiegano che «da una prima analisi delle carte visionate, che ripercorrono tutta la vicenda avviata dalla giunta Abenante prima e proseguita dall'attuale, emergono diversi aspetti che riteniamo debbano essere portati all'attenzione dell'opinione pubblica». Il primo di questi, secondo Comitato Pescia 2030 e Legambiente, riguarda «la stipula della convenzione (effettuata il 21052009) per il recupero dell'immobile fra il Comune e l'A.T.I. composta dalla Cooperativa Muratori e Sterratori (capogruppo) e il Consorzio Toscano Cooperative, approvata senza il coinvolgimento più ampio possibile della cittadinanza e senza un dibattito in consiglio comunale, con una delega di fatto affidata alla giunta. Accortezza e trasparenza amministrativa avrebbero richiesto un procedimento più attento alla partecipazione e alla condivisione». Il secondo punto, più tecnico, attiene a questioni procedurali, che riguardano «da una parte l'ammisibilità o meno di stipulare una concessione sulla base di un progetto preliminare e non su quello definitivo (atto, questo, approvato dalla nuova amministrazione il 21.4.2011); e dall'altra i rapporti con la Soprintendenza ai beni architettonici di Firenze. Dagli atti non risulta alcuna richiesta alla Soprintendenza, da parte del Comune, di un parere formale quale presupposto per la stipula della convenzione. Nonostante che (in data 7 febbraio 2011) il bene sia stato dichiarato di interesse culturale (come risulta dal provvedimento di tutela notificato al Comune dalla Soprintendenza) e che vi siano state precise indicazioni sul tenore degli interventi di recupero e di riutilizzo dell'edificio dettate dal funzionario Valerio Tesi, componente della Commissione comunale incaricata della valutazione delle offerte di Project financing, nel corso delle tre riunioni svoltesi il 10, il 24 agosto e il 10 ottobre 2007». In tali occasioni l'architetto Tesi rileva come "l'importanza di questa opera impone che qualsiasi ipotesi progettuale, anche di nuove destinazioni d'uso, assuma come condizione iniziale la rigorosa conservazione della struttura materica originaria». «Di tutto questo - riprendono Celli e Pontari - ciò che trapela della vicenda è solamente che il Comune di Pescia ha ereditato la convenzione con i soggetti sopra citati per la realizzazione di un supermercato con annessi spazi commerciali. E che alla luce di tale atto, se non vengono avviati i lavori entro novembre il Comune è tenuto a corrispondere una penale di 700.000 euro. Sono emerse anche novità sul "braccio di ferro" tra sindaco e Cmsa: la Cooperativa, oltre il diritto di superficie, con i relativi proventi, concesso per 99 anni sull'area commerciale, avrà comunque per 22 anni la gestione economica della piazza interna e in più il Comune dovrà versare 30.000 euro per 15 anni».
PESCIA.Ex Mercato, petizione popolare contro la grande distribuzione
Il Comitato Pescia 2030 e Italia Nostra della Valdinievole hanno contestato la decisione del Comune di Pescia di destinare l'edificio storico all'ex Mercato dei fiori a un supermercato. Le due associazioni hanno analizzato la convenzione stipulata nel 2009 per il recupero dell'immobile e hanno evidenziato diversi aspetti che ritengono debbano essere portati all'attenzione dell'opinione pubblica. Tra questi, la stipula della convenzione senza il coinvolgimento più ampio possibile della cittadinanza e senza un dibattito in consiglio comunale.
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