ROMA - Quando si dice: piove sul bagnato. Se i fondi per il cinema erano già stati pesantemente ridimensionati dalla Finanziaria, ieri il ministro dell'Economia ha bocciato l'emendamento Urbani che di fatto rendeva disponibili i quattro soldi rimasti. Questo nuovo blocco dei finanziamenti ha surriscaldato gli animi, già in fibrillazione per i tagli, e ha regalato una motivazione ulteriore all'annunciata "marcia" su Montecitorio, agli appelli, perfino alle iniziative scellerate: il direttore del Cinema al ministero, Gaetano Blandini, sta ricevendo lettere più o meno anonime («ti scioglieremo nell'acido», «ti venga un brutto male» e via così), un celebre regista impegnato insulta pubblicamente un giornalista, e c'è chi propone azioni dimostrative eclatanti («entriamo in Parlamento con la forza», incitava un venerando maestro). Al grido di tutti in piazza, ieri mattina si sono dunque ritrovati davanti alla Camera un gruppo di lavoratori del settore e un manipolo di cineasti, soprattutto i più anziani la cui lunga carriera è gloriosamente costellata di cortei, proteste e appelli: Scola, Monicelli, Montaldo, Maselli, Magni, Greco, Scarpelli. Ma c'erano anche Marco Risi, Sestieri, Amoroso, Calopresti, Farina, Giannarelli, Cirasola, Russo, Zangardi, i produttori Cicutto, Silvestri, Tedesco, Ascione e tra la piccola folla spiccava il fascinoso cipiglio dell'attore Alessio Boni. Non si scorgeva traccia, però, di quei registi trenta-quarantenni che i film continuano a farli e con successo, a dispetto della crisi: magari stavano lavorando, o forse sono convinti che è meglio non esporsi troppo. Tra striscioni di protesta («Cinema italiano sempre più horror, «La cultura è un dovere dello Stato e un diritto dei cittadini») e discorsi purtroppo già fatti mille volte («Se il cinema sparisce», diceva Scola, «il danno più grave sarà per i giovani che resteranno in balia della tv»), qualche onorevole (Grignaffini, Giulietti) in fuga dal Palazzo dove si votava la discussa legge sulla prescrizione esprimeva solidarietà ai manifestanti. «In questo governo non c'è la politica della cultura e non c'è nemmeno un ministro», tuonava Giovanna Melandri, titolare dei Beni Culturali ai tempi del centrosinistra. «C'è invece un disegno preciso di mettere a tacere il cinema, ancora più oggi che il processo di privatizzazione della Rai sta depauperando la più grande impresa culturale italiana delle risorse riservate alla produzione». Per chi si aspetta dallo Stato l'aiuto risolutivo per fare film, il futuro è fosco. E a prova di previsioni. Circola la voce che Blandini, per niente intenzionato a fare il dirigente "virtuale" (cioè senza fondi), abbia minacciato le dimissioni alla presenza di Urbani. L'interessato non conferma il pettegolezzo e dichiara un ottimismo istituzionale: «Sono in contatto costante con l'Economia», dice Blandini, «per trovare una soluzione di legittimità che sblocchi l'impasse. Sono fiducioso nella disponibilità che mi ha dimostrato il ministero». Non può fare altro, per ora.
Bloccati i fondi per il cinema: registi in piazza
I fondi per il cinema sono stati bocciati dal ministro dell'Economia, Urbani, che ha respinto l'emendamento Urbani che avrebbe reso disponibili i quattro soldi rimasti. Questo ha causato una reazione negativa tra i lavoratori del settore e i cineasti, che si sono riuniti davanti alla Camera per protestare. Tra i manifestanti c'erano registi e attori, tra cui Scola, Monicelli, Montaldo e Magni. Il direttore del Cinema, Gaetano Blandini, sta ricevendo minacce di morte e ha minacciato le dimissioni. Il ministro dell'Economia, Urbani, afferma di essere in contatto con Blandini per trovare una soluzione.
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