Tremonti ha promesso che la manovra bis non falcidierà territori già ampiamente falcidiati come quello della cultura. Il ministero per i beni culturali se le garanzie date anche al Collegio Romano non sono fumo negli occhi, ma è meglio vigilare allora non dovrebbe subire tagli di bilancio. Ciononostante chi gestisce il patrimonio artistico italiano non può fare sonni tranquilli. Perché la falce della manovra colpisce il personale e da tempo, da anni anzi, il dicastero è nei guai fino al collo per la carenza di dipendenti, dai custodi ai sovrintendenti ai tecnici. E il quadro peggiora di anno in anno perché chi va in pensione non viene sostituito el'età media è sui 55 anni: non proprio dei giovani alle prime armi lontani dal meritato riposo lavorativo. Libero Rossi, della Cgil Beni culturali, fa un po' di conti su un dicastero che ha oltre 20mila dipendenti custodi inclusi e stima: "Il taglio dello scorso anno sul quale il ministro Galan ha detto di resistere porterebbe a tagliare 19 dirigenti e altri 2.110 dipendenti portando il ministero ad avere otre 2.500 esuberi (abbiamo dovuto assumere i monopoli, Eti ora Cinecittà)". Se - come prevede la finanziaria testé varata arriverà un nuovo taglio, il dicastero perderà "altri 16 dirigenti più altre 1.860 persone. L'esubero salirebbe a oltre 4mila". E per quanto riguarda i dirigenti, converrà ricordare che molti soprintendenti hanno a interim più zone, talvolta anche lontane, quando la cura di una zona richiederebbe impegno a tempo pieno senza troppi sconfinamenti. Il ministro, ricorda il sindacalista, in tv "si è vantato di essere stato l'unico ad aver portato soldi alla cultura... paragonandosi addirittura a Mitterand (che ha portato 10miliardi di bilancio)". Il confronto è decisamente eccessivo, per quanto Galan "sia riuscito a recuperare fondi al Fondo unico per lo spettacolo riportandolo al livello del 2010 e al Mibac dando una boccata di ossigeno". Per quanto far peggio di Bondi dopo Bondi ministro è forse impossibile. "Con l'esubero non si potrà assumere (non ci sono vuoti di organico). E tenuto conto della rarefazione dei dipendenti, e della loro età, questo Ministero sarà avviato speditamente alla sua chiusura. Già oggi con l'assenza dei fondi per le missioni (quelle che permettono di controllare in luoghi spesso di campagna o fuori mano un cantiere, uno scavo e così via, ndr) e con le liberalizzazioni è arduo garantire la presenza sui territori e contrastare l'abusivismo e lo strapotere delle Regioni in tema di permessi paesaggistici... per non dire dei cantieri aperti da terzi", commenta amaro Rossi. Non è pessimista, purtroppo. E' realista.