ALL'ASSALTO. Bossi insulta Brunetta: «Nano di Venezia, ci hai rotto». Oltre 20 deputati pdl - i "frondisti" - pronti alle modifiche. Maroni: «Tagli ai tagli». Galan: «Sì ai mini enti». Nel Una manovra alternativa. La "fronda", una decina di scontenti, esce allo scoperto. Avrebbe pronto un pacchetto di misure da contrapporre al governo: no al contributo di solidarietà; aumento di un punto dell'Iva non agevolata; dismissione di parte cospicua del patrimonio immobiliare dello Stato; privatizzazione delle grandi aziende. Ancora: fusione e non abolizione di Province e Comuni; innalzamento dell'età pensionabile. Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati Pdl, rigetta l'etichetta di «frondista». Appiccica quella di «iniqua e non risolutiva» alla manovra. Su cui volano parole grosse tra opposizione e maggioranza. «Cieco estremismo ideologico»: destinatario Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro. Accusato dal pd Stefano Fassina di approfittare «vigliaccamente dell'emergenza di finanza pubblica per portare a compimento un ulteriore colpo ai diritti dei lavoratori». Nel mirino, le norme sulla regolazione del lavoro e sulle relazioni industriali. Un «disegno reazionario» per Fassina. L'intemerata ricompone i ranghi sfilacciati della maggioranza. Il Pdl difende il ministro. Fabrizio Cicchitto, capogruppo al Senato, deplora che il «termine vigliaccamente evoca un linguaggio da anni Settanta e Ottanta che ha avuto conseguenze drammatiche». Unanime la richiesta di scuse. Ma la maggioranza è tutt'altro che unanime sulla manovra. Giancarlo Galan, ministro per i Beni culturali, scopre che la cultura rischia l'estinzione. Non sparirebbe solo l'Accademia della Crusca, ma altre «istituzioni prioritarie». Attacca lo scellerato comma 31, che sopprime enti pubblici con meno di settanta dipendenti. Cita l'Accademia dei Lincei, la Scuola Archeologica di Atene, gli Istituti Storici Italiani. Sparano in parecchi sul pacchetto "lacrime e sangue", che prosegue l'iter; oggi il ddl di conversione del decreto sarà presentato in Senato; da lunedì prossimo sarà all'esame delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio di palazzo Madama. Nella cornice generale dell'incontro tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Che dovrebbe aver chiarito chi ha in mano il timone dell'Europa. La sventagliata di misure draconiane per risanare il debito pubblico acuisce disagi, tensioni di una maggioranza in crisi di identità. Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, teme che «una manovra non equilibrata possa produrre l'aumento del deficit e il ristagno del Pil», e punta a cambiarla. «La manovra non è blindata», afferma con ovvietà superflua, dunque significativa, il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Che auspica «uno sforzo per azzerare i tagli previsti per gli enti locali». Tra i primi ad alzare la voce, Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. Aveva dichiarato a caldo: «Il federalismo fiscale regionale è morto e sepolto». Questa l'autopsia: «Tutti i trasferimenti dallo Stato alle Regioni, che erano destinati ad essere fiscalizzati dal 2013, sono stati annullati». Lo stato di salute della maggioranza ha manifestazioni sintomatiche nel virulento madrigale che il leader della Lega Umberto Bossi dedica al ministro Renato Brunetta. Nella accanita difesa del "particulare" di tal Santo Versace, deputato pdl, che nega l'esistenza di una Casta. E trova che i suoi colleghi guadagnino troppo poco, «se fanno veramente il loro mestiere responsabilmente». Risuona nel coro la voce dell'indimenticabile Sandro Bondi. Oracolo di futuri luminosissimi purché lo Stato, «elemento distorsivo nell'ambito dello sviluppo del mercato e corruttivo nella sfera politica», si levi dalle scatole. Più concreto e severo il linguaggio di due personaggi storici. Antonio Martino, in passato ministro degli Esteri e della Difesa, definisce la manovra «inaccettabile». E commenta: «Per ridurre davvero la spesa pubblica, bisogna fare le riforme». Riformista di lungo corso, Romano Prodi esalta la «lotta all'evasione fiscale». Con la tracciabilità. «Utilizzare l'elettronico in modo feroce è l'unica via. Ricordiamoci che la democrazia si difende con le ricevute e le ricevute moderne sono un sistema elettronico che controlla quanto si spende e quanto si ricava e lascia la tracciabilità. Se noi non abbiamo il coraggio di far questo, il paese sarà un paese sempre più disastrato». Sorriso sornione, non siede in attesa sulla riva del fiume. Accada quel che accada, «sarò sempre qui, nell'Appennino reggiano». martedì, 16 agosto 2011
Smanovrati
La manovra di governo è stata criticata da diversi deputati del Pdl, che hanno presentato un pacchetto di misure alternative. La manovra prevede tagli ai tagli, aumento dell'Iva e privatizzazione delle grandi aziende. I deputati hanno anche criticato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, per aver approfittato dell'emergenza di finanza pubblica per portare a compimento un ulteriore colpo ai diritti dei lavoratori. La maggioranza del Pdl ha difeso il ministro, ma ci sono anche voci che chiedono scuse per il linguaggio usato. La manovra è stata criticata anche da altri partiti, come il Pd e il M5S, che hanno presentato proposte alternative.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo