Difficilmente Capri smette di raccontarsi. E poco importa che le sue storie derivino da persone, ruderi classici o antiche rocce: tutto qui ha il fascino di una storia alle spalle. Persino la sua vegetazione. Massimo Ricciardi e Stefano Mazzoleni, botanici ordinari della facoltà di Agraria a Portici, ne sono ben consapevoli, poiché da oltre ventanni studiano e catalogano la parte verde dellisola azzurra. "Guida illustrata alla flora di Capri", edito da "La Conchiglia", è il prodotto del loro lavoro, che vide già una prima pubblicazione nel 1991. Questa riedizione comprende un manuale, non solo per addetti ai lavori, sulle 684 specie di piante finora censite e sparse per gli oltre 10 chilometri quadrati dellisola. Sono tutte raccolte in unappendice a fine libro, corredata di appositi percorsi naturalistici per osservarle. Come i campi di ginestre sul monte Solaro, o le macchie di lecceti sul versante opposto, degradanti verso lo scavo romano di Villa Jovis, residenza imperiale di primo secolo. Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la predisposizione naturale caprese al verde. Bastano pochi passi lungo la costa per notare che persino le rupi rocciose ospitano cespugli di gigli ed erica, accanto a sentieri e boscaglie di querce e castagni. Al giorno doggi, nonostante la minaccia perpetua del cemento edilizio, Capri appare ben più verde rispetto ad un secolo fa. Tra fine Ottocento e Novecento infatti lisola perse quasi totalmente la sua macchia mediterranea attestata fino ad un secolo prima, distrutta da incendi, o abbattuta per far spazio a coltivazioni e pascoli. Furono i due intellettuali e studiosi Ignazio Cerio e Norman Douglas, uno caprese di nascita, laltro di cuore, ad insistere per primi sullurgenza della "Questione forestale" nel paesaggio caprese, avviando dal 1923 in poi, mirati rimboschimenti a base di immissioni di pino daleppo. Oggi il territorio si manifesta come un mosaico di vegetazioni sovrapposte e stratificate. Le aree urbane si affiancano ai terrazzamenti coltivati a frutteti, ortaggi e uliveti, che degradano su boschi e cespugli di mirto e lauro. Dagli anni Novanta, le riforestazioni promosse dai Comuni di Capri e Anacapri, mirano ad un intervento diretto, "forzando" la crescita di piante erbacee e arboree tipiche dei nostri paesaggi, a discapito di precedenti immissioni con piantagioni esotiche, totalmente estranee allisola. Non è possibile tuttavia ricostruire precisamente la flora originaria caprese, ormai irrintracciabile per i continui interventi umani sul territorio. Certamente, in pieno Paleolitico (centomila anni fa), quando si attestano le prime presenze umane allaltezza della Grotta delle felci, sullisola abbondavano foreste primigenie e sempreverdi. La più antica segnalazione di piante documentata sul posto risale al primo secolo, quando Svetonio descrisse la rinascita di un leccio rinsecchito, davanti agli occhi di Augusto, Furono proprio i Romani, soprattutto con larrivo dellimperatore Tiberio sullisola nel 23 dopo Cristo, ad operare i primi grossi interventi sulla vegetazione caprese, stanziando grossi spazi per agricoltura e pascolo, ed importando il castagno dalle campagne orientali. Oggi, a distanza di duemila anni, lisola azzurra si riafferma di nuovo come polmone nel golfo di Napoli, tentando di recuperare quella sua antica "memoria della natura", spesso schiacciata dal cemento e dagli abusivismi. A patto che questa strada non venga più smarrita.