Diana Barillari consiglio direttivo Italia Nostra sezione di Udine Se i classici sono tali in quanto riescono a parlare al tempo presente risultando sempre attuali, il prestigioso palazzo Antonini di Andrea Palladio a Udine (1556-1559) conferma quel tratto che al grande architetto veneto è sempre stato riconosciuto, vale a dire lo straordinario pragmatismo, la funzionalità, l'economicità, la solidità, caratteristiche che ne hanno fatto la fortuna in particolare nei paesi anglosassoni. Non occorre che le colonne siano di marmo, bastano i mattoni e poi l'intonaco opportunamente trattato restituisce la stessa immagine, i timpani sono allo stesso tempo una rivisitazione della "casa de gli antichi" ma anche lo spazio dove il proprietario può mettere le "insegne" ovvero stemmi e blasoni che denotano la gloria del proprio nome, ma soprattutto le ville abbinano la residenza del proprietario e gli spazi dell'azienda agricola: ogni elemento è frutto di una riflessione estetica ma anche tecnica. Forse è questa sapiente miscela di utile e bello che ancora funziona ad aver risvegliato le attenzioni di alcuni esponenti del mondo finanziario (Fondazione Crup) e del commercio cittadino (Confesercenti e Confcommercio) sulle sorti del palazzo di via Gemona che entro la fine dell'anno andrà all'asta insieme ad altri immobili che la Banca d'Italia intende dismettere: a distanza di oltre 500 anni Palladio continua a parlare agli imprenditori, a chi gestisce e detiene ricchezza, a chi lavora in città e ha compreso da subito che la perdita del palazzo sarebbe un duro colpo alle possibilità di rilancio cittadino. La raccolta di firme, promossa da Italia Nostra per scongiurare la vendita all'asta e il passaggio in mani private, ha portato il problema all'evidenza della città e all'appello hanno risposto moltissimi udinesi, i quali hanno aderito senza bisogno di opera di convincimento, la consapevolezza di avere un bene di inestimabile valore e la percezione di un grave pericolo dovuto alla vendita all'asta era infatti totale. Il palazzo sta a cuore agli udinesi e molti hanno approfittato delle giornate promosse dal Fai la scorsa primavera per visitare gli interni e lo splendido parco, mantenuti in modo eccellente dalla Banca d'Italia per oltre un secolo. Si è mosso nel frattempo anche il mondo della politica, dal momento che uno dei modi per impedire la vendita del palazzo è quello di esercitare il diritto di prelazione e questo tipo di intervento spetta alla Regione, alla Provincia o al Comune, a meno che non sia lo Stato a intervenire. Per acquistare il palazzo servono molti soldi, si parla di venti milioni di euro, ma per un'architettura così prestigiosa, che tra l'altro è pubblicata su "I Quattro Libri" dallo stesso Palladio, la stima è tutto sommato contenuta: non ci sono molti immobili di questa importanza e dello stesso autore in vendita e probabilmente anche in periodo di crisi qualche grande fondo di investimento o il magnate russo di turno non avrebbero esitazioni a acquistarlo. Il prezzo corrisponde a quanto si paga per un talento calcistico la cui età ed esperienza è sicuramente di altro livello... e poi Palladio è considerato un grande architetto da oltre cinquecento anni, anzi con il tempo il valore del palazzo aumenta. Si tratterebbe di un investimento sicuro e destinato ad aumentare. E tra gli immobili messi in vendita dalla Banca d'Italia il lotto con palazzo Antonini è sicuramente uno dei più appetibili. La città di Udine dispone di un valore altissimo, un edificio di grande pregio, e la sua qualità potrebbe diventare un volano per le ambizioni della capitale del Friuli. Bisogna essere molto ambiziosi per pensare a una destinazione d'uso per il palazzo, perché se venisse fatta una scelta di ripiego o non condivisa, o peggio ancora l'edificio finisse sotto il fuoco incrociato di interessi divergenti, si correrebbe il rischio di perderlo. Ma non ci sarebbero divisioni se la sua destinazione d'uso fosse talmente ambiziosa da unire tutti. La qualità infatti mette subito d'accordo e lo stesso effetto lo provoca la bellezza: palazzo Antonini ha entrambe le caratteristiche. "We have a dream" allora, e il sogno che Italia Nostra vorrebbe vedere realizzato è quello di pensare europeo, di diventare così lungimiranti da accorgersi che l'Europa la abbiamo già in casa, una coppa Champions che nessuno ci potrà espropriare. Palladio è mondo, è la degna sede di una istituzione che sceglie Udine per parlare dell'Europa, è la cornice adatta per ospitare meeting e workshop internazionali. Dopo la Banca d'Italia chi ci impedisce di pensare a una Bce in Giardin grande? Il prosciutto di Parma ha fatto arrivare in città una sede europea e noi cosa aspettiamo a trattare con Bruxelles o neppure Palladio è abbastanza per superare il complesso dei "sotans"? Quando Floriano Antonini prese contatto con Palladio per realizzare l'edificio lo fece sia per soddisfare le proprie ambizioni di famiglia, ma anche perché insieme ad altri udinesi aveva un progetto grande per la città e così la scelta cadde sul miglior architetto della Serenissima. Qualità, eccellenza, magnificenza, ecco gli obiettivi del committente con i quali siamo chiamati a confrontarci. Una riflessione in conclusione che fa perno su Palladio come testimonial per una città che accoglie opere di architetti importanti: perché non immaginare per Udine, dove sorgono opere di protagonisti internazionali e nazionali operanti nel XIX e XX secolo quali Raimondo D'Aronco, Gino Valle, Carlo Scarpa. un futuro di "città dell'architettura". Quale altra città italiana può vantare un simile e prestigioso quartetto?