Dopo 428 anni dedicati alla tutela della lingua italiana lAccademia della Crusca, per colpa della manovra finanziaria del ministro Tremonti, rischia di chiudere. E per salvarla è intervenuto un altro ministro, quello dei Beni culturali, Giancarlo Galan. Tutto per larticolo sui mini-enti che prevede un taglio netto di quelli che hanno meno di 70 dipendenti. E lantichissima istituzione con sede nella Villa Medicea di Castello a Firenze che gronda storia e arte (ci lavorò il Vasari ma, soprattutto Botticelli che probabilmente realizzò la Nascita di Venere e La primavera proprio per le pareti del nobile edificio) è finita nelle maglie del "decretone". «LAccademia della Crusca non chiuderà», ha detto ieri Galan, ergendosi a paladino di una fondazione, costituitasi stabilmente nel 1583. «È lunico baluardo a salvaguardia delle radici della lingua italiana», ha insistito il ministro dei Beni culturali, ricordando che lattività dellAccademia era iniziata per conservare il fiorentino trecentesco con la preparazione di un Vocabolario. Il timore per la soppressione di una struttura culturale che ha avuto tra i suoi padri fondatori Giovan Battista Deti, Anton Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini, Bastiano de Rossi ma, soprattutto, Leonardo Salviati, ha portato anche ad una lettera-appello a Giorgio Napolitano, firmata dal suo presidente Nicoletta Maraschio. E il mondo intellettuale e politico si è mobilitato: «Il solo pensiero che lAccademia della Crusca possa chiudere i battenti mi fa venire i brividi, si troverà senzaltro una soluzione», ha commentato Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali mentre il senatore Andrea Marcucci, responsabile cultura del Pd in Toscana ha presentato una proposta di legge con la collega Vittoria Franco: «Per definire la natura giuridica della Crusca e per dotarla di un finanziamento stabile». Il tempestivo intervento di Galan è stato accolto con "viva gratitudine" da Nicoletta Maraschio (da 3 anni al vertice dellistituzione) che ha ricordato in un telegramma al responsabile dei Beni culturali come il prestigioso "collegio" «abbia sempre goduto di un modestissimo sostegno statale, provvedendo con contributi privati e fondi di ricerca». A chiudere la Crusca, comunque, ci avevano già provato nel 1783 Pietro Leopoldo de Medici, nel 23 il ministro dellIstruzione Giovanni Gentile, che "bloccò" la stesura del Vocabolario e lanno scorso lo stesso governo, sempre con lipotesi degli enti inutili. Venne salvata da un decreto Brunetta-Calderoli.