E tra i piccoli enti cancellati dal decreto. La direttrice: "Stavo per scrivere a Napolitano" Non chiuderà lAccademia della Crusca. A garantirlo è il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, raggiunto ieri dal grido di allarme che si era sollevato da ogni parte dItalia di fronte alla prospettiva della cancellazione dello storico istituto prevista dalla manovra del governo, che azzera gli enti statali con meno di settanta dipendenti. Il decreto rimanda a un elenco di apparati che si salverebbero comunque ma tra questi la Crusca non compariva. Ce la inseriranno di corsa nei prossimi giorni dopo essersi accorti della clamorosa "svista". Assicura Galan: «La Crusca non chiuderà. Troveremo la soluzione per non far morire questa istituzione storica che è lunico baluardo a salvaguardia delle radici della lingua italiana». Tira un sospiro di sollievo la direttrice dellAccademia Nicoletta Maraschio: «Stavo per rivolgere un appello scritto al presidente Napolitano ma adesso credo che manderò un telegramma di ringraziamenti a Galan», dice Maraschio. «Sarebbe stata una decisione incredibile la soppressione dellAccademia dopo tutti gli apprezzamenti che abbiamo ricevuto da parte di questo governo, a cominciare da quelli di Gianni Letta per finire con lo stesso Galan. Il ministro dei Beni cutlurali», ricorda la direttrice, «con grande anticipo rispetto alla data del nostro convegno sulla digitalizzazione fissato per il 16 settembre ci aveva inviato un messaggio pieno di lodi nei confronti dellattività che svolgiamo. Adesso mi fa piacere sapere che Galan si accinge a depennare la Crusca dallelenco degli "enti inutili". Sarebbe davvero un gesto opportuno». Maraschio ricorda che «da tre anni la Crusca sta lottando per avere una legge che ne definisca la natura giuridica pubblica e stabilisca una dotazione organica per lAccademia». Una proposta è stata presentata dai senatori toscani del Pd Andrea Marcucci e Vittoria Franco «per garantire a questa prestigiosa istituzione», spiega Marcucci, «un finanziamento stabile». LAccademia è stata fondata nel 1583. Le sue origini si devono alle riunioni a Firenze di un gruppo di amici con il nome di "brigata dei crusconi", scelto per differenziarsi dallufficialità dellAccademia fiorentina alla quale contrapponevano le cruscate, ossia discorsi giocosi. Lionello Salvati diede nuovo significato al nome, attribuendole lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca. Dal 1590 la sua attività cominciò a essere concentrata nella preparazione del Vocabolario, pensato per conservare il fiorentino trecentesco. Nel 1783, per volere di Pietro Leopoldo de Medici, la Crusca fu accorpata ad altre accademie fiorentine. Nel 1811 fu ricostituita come istituzione autonoma e tra il 1863 e il 1923 uscì la quinta edizione del Vocabolario. Il ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile ne dispose, con il Regio Decreto dell11 marzo 1923, il nuovo ordinamento che prevedeva linterruzione della stesura del vocabolario. Il progetto di proseguire riprese nel 1955 e poi dal 1963, con lelezione di Giacomo Devoto a presidente, iniziò la collaborazione con il Cnr che consentì di avviare lopera. (s.p.)