Disagi nella giornata di ieri davanti agli ingressi degli scavi archeologici. Sin dal primo mattino l'area antistante la Pompei antica è stata presidiata da circa 250 lavoratori della società Ales che svolgono i servizi ordinari nell'ambito di uffici e luoghi di pertinenza del ministero per i beni e le attività culturali. La protesta è scattata a seguito del rischio di perdita di lavóro, scaturito dalla decisione dell'ente societario a partecipazione pubblica (di proprietà per il 70 a Italia Lavoro e per il 30 al ministero) di avviare le procedure di mobilità del personale. Una simile scelta è stata effettuata dopo che nell'ambito della finanziaria del 2005 non è stato presentato l'apposito emendamento di circa quaranta milioni di euro con cui si dovevano coprire i costi relativi all'attività di questi lavoratori. La protesta, con relativo volantinaggio, è iniziata mercoledì (lavanti al Palazzo Reale, dove le maestranze hanno anche pernottato, per proseguire nella giornata di ieri nell'area degli scavi di Pompei. «Continueremo ad oltranza - spiega Giuseppe Finto responsabile dell'UilTucs, sindacato che insieme a Filcams, Fisascat, Ugl e Orsa, ha proclamato lo stato di agitazione - questa nostra manifestazione, fino a quando non avremo garanzie circa il nostro lavoro. Da dodici anni lavoriamo per conto del ministero dei beni culturali, svolgendo servizi ordinari, come giardinaggio e amministrativi, ed ora non possiamo perdere questa opportunità di occupazione, anche se precaria. Chiediamo - prosegue Pinto - che vengano rispettati gli accordi sottoscritti dal Governo con noi, alla fine di novembre, secondo cui sarebbe stato introdotto un emendamento nella prossima legge finanziaria per coprire i costi della nostra attività». Per il momento la Ales, nata nel 2000 come società per assorbire i lavoratori socialmente utili, che dal 1992 erano impegnati presso il ministero dei beni culturali, ha avviato le procedure di mobilità soltanto in Lazio, ma a breve una simile scelta dovrebbe essere ripetuta anche nelle altro regioni italiane. Questa è infatti la preoccupazione maggiore dei lavoratori, che lo scorso 29 novembre, dopo una protesta davanti alla sede governativa di Palazzo Chigi, incontrarono i rappresentanti dell'Esecutive) e del ministero del lavoro e dei beni culturali. In quella data si decise di inserire nella finanziaria del 2005, un emendamento per coprire i costi di questi lavoratori, e di convocare una nuova riunione entro dieci giorni, per discutere i progetti e le mansioni su cui dovevano essere impegnato il personale delle società nate nel 2000, per assorbire gli lsu, che sino al 1992 rientravano nella ex - Gepi. «Auspichiamo - ha spiegato Pinto - che gli esponenti politici di qualsiasi partito capiscano l'importanza di questa protesta. In Campania l'unica risorsa di sviluppo è rappresentata dal turismo, che potrebbe subire non poche conseguenze dal nostro licenziamento, si pensi soltanto ai tanti servizi che non sarebbero più svolti nell'ambito del ministero dei beni culturali. L'importanza del nostro ruolo è stata riconosciuta anche da molti soprintendenti ai siti archeologici e culturali, e per questi motivi al Governo, ma anche ai rappresentanti politici di ogni schieramento, chiediamo di affrontare la nostra grave situazione lavorativa».