La futura interdizione al traffico di piazza del Duomo (e la conseguente messa in sicurezza) potrebbe costituire un primo passo verso una nuova fruizione del patrimonio cittadino ancora nascosto e dal grande valore evocativo. Nel corso dei secoli il sottosuolo di piazza del Duomo è stato il luogo più "tormentato" dell'intero circuito cittadino. La stessa fragilità del piano di calpestio ne è ancora oggi la prova. Ciò è dovuto a diversi fattori, anche congeniti, dato che nell'intera zona scorrono alcuni corsi torrentizi sopravvissuti alle radicali trasformazioni geologiche. A queste caratteristiche naturali si aggiungono almeno altri due fattori altrettanto determinanti e che ancora oggi concorrono alla latente "instabilità": i noti ruderi di età romana (concentrati soprattutto al di sotto della cattedrale) e le macerie causate dal terribile sisma del 1693, frettolosamente compattate per ricostruire il cuore della città etnea, da secoli sede del potere civile e religioso. Dunque un "gioco" di pieni e di vuoti sta alla base della solidità della piazza ed è concepibile che alcuni settori siano più sensibili alla martellante sollecitazione del traffico cittadino. D'altra parte si tratta di un problema piuttosto diffuso anche in altri centri d'arte italiani, in cui i monumenti storici e archeologici condividono le quotidiane esigenze di una città moderna. E' tuttavia indicativo che uno dei settori più "solidi" della piazza rimanga ancora quello che si imposta al di sopra dei citati ruderi romani e che la tradizione locale - sulla base di un'iscrizione in caratteri greci - ha sempre chiamato Terme Achilleiane. Già la primitiva cattedrale, risalente all'XI secolo, fu volutamente costruita sulle robuste volte di questo impianto termale, esteso in origine per molti metri (anche al di sotto di Palazzo dei Chierici), costituendo forse un unico complesso edilizio con le vicine strutture portuali. Anche se le nostre conoscenze per l'epoca romana sono piuttosto limitate rispetto all'età medioevale e moderna, non è escluso che l'attuale piazza del Duomo abbia giocato un ruolo determinante sul piano urbanistico nei secoli precedenti. D'altra parte Catania in età romana era fondamentalmente una città di mare ed è dunque naturale che tutti gli spazi in prossimità della costa e degli scali portuali siano stati anche quelli più frequentati. Fra l'XI e il XVII secolo la piazza catanese, nota comunemente come platea magna, fu trasformata più volte, divenendo precocemente unica sede del potere politico e religioso attraverso caratteristiche edilizie poi riproposte nella ricostruzione tardo barocca. Un ruolo centrale ebbero la cattedrale - edificata prelevando materiale lapideo più antico - e la casa giuratoria, sede del senato cittadino e delle memorie civiche. A questo edificio, ricostruito ed ampliato più volte, era connessa una loggia porticata in cui nel corso dei secoli furono accatastati materiali più antichi, come frammenti marmorei, iscrizioni classiche e il celebre elefante in pietra lavica che, sopravvissuto ai terremoti, costituisce ancora oggi l'ideale baricentro della piazza catanese. Di questa complessa realtà prebarocca rimangono ancora cospicue tracce sotto il selciato stradale, utilissime per fotografare uno squarcio della città etnea prima del sisma del 1693. Molte di queste strutture sono state rimesse in luce durante scavi compiuti nel secolo scorso e in futuro non sarebbe impossibile programmarne un recupero, conciliando a cielo aperto la realtà tardo barocca con le più antiche stratificazioni storiche. Un lungo viaggio che dalle antiche Terme romane e dalle absidi normanne del Duomo possa raggiungere anche gli impressionanti ruderi della città del preterremoto. 15082011