Alletto: «Un piano di riqualificazione tramite fondi soltanto pubblici non è più ipotizzabile» La proposta Riqualificare e valorizzare sono le parole d'ordine con le quali il centro storico di Caltanissetta è tornato prepotentemente, negli ultimi quattro anni, sotto i riflettori, con l'avvio e la prosecuzione di alcune iniziative da parte della pubblica amministrazione ma anche da parte degli stessi abitanti. Ma questo centro storico, i quartieri Angeli, San Rocco, Provvidenza, Santa Venera, il reticolo di strade e case che si intrecciano tra Saccara e Badia, San Giuseppe, san Francesco, sono recuperabili? A quale prezzo? "Prima del progetto architettonico - dice il presidente dell'Ordine degli architetti Stefano Alletto - è necessario studiare bene un piano economico che possa allettare imprenditori privati. La parte pubblica dovrebbe solo occuparsi della residenza momentanea degli occupanti degli alloggi e questo facendo un accordo con l'Iacp si potrebbe risolvere senza grandi problemi. Non è più ipotizzabile una riqualificazione tramite fondi pubblici, stante la situazione odierna non solo del nostro comune ma di tutta la nazione. Bisogna piuttosto fare ricorso a quei fondi per costruire alloggi-parcheggio dove trasferire momentaneamente gli abitanti dei singoli isolati che si vanno a ristrutturare. Intervento classico che è stato fatto a Bologna, Pavia, in parte a Palermo, che richiede però un intervento privato sulla riqualificazione, che potrebbe essere fatto da imprenditori tramite operazioni di business-plan". E gli eventuali imprenditori cosa avrebbero da guadagnare da queste operazioni? "Dovrebbero fare operazioni di permuta di interi isolati con i privati: a chi ha interesse a restare nel centro storico verrà dato provvisoriamente in permuta un alloggio mentre gli si ristruttura quello originario; chi non ha interesse a restarci probabilmente si trasferirà definitivamente altrove. Questo potrebbe rivitalizzare anche il centro storico, portandovi nuova gente. La pubblica amministrazione può intervenire con operazioni di riduzione degli oneri di urbanizzazione, con operazioni di riduzione, anziché del 50, del 100 degli oneri per la riqualificazione stessa. Gli imprenditori, tra l'altro, aspettano queste operazioni di nicchia in centro storico perché ormai altri tipi di investimenti non portano nessun rendimento". Il presidente dell'Ordine degli architetti Stefano Alletto ricorda poi che l'amministrazione comunale precedente all'attuale, la giunta guidata dal sindaco Salvatore Messana, aveva proceduto ad avviare un "intervento trainante per la riqualificazione del centro storico" del capoluogo nisseno, un elemento forte per "rendere questa parte del centro storico il salotto della città". "Chiaramente tutti gli immobili ad esso prospicienti e immediatamente a tergo - dice l'architetto Alletto - con un intervento simile acquisirebbero una rendita di posizione che via via interesserebbe gran parte dei cittadini, quantomeno quelli che vorrebbero tornare ad abitare in centro". La giunta Messana aveva pensato, quando furono avviate tutte le procedure di riqualificazione con il progetto "Grande Piazza", di partire con interventi proprio in centro storico e zone prospicienti, dalla piazzetta Tripisciano ai bastioni di via Crispi a quelli della biblioteca Scarabelli. "E' ineludibile che sono questi - dice Alletto - gli ambiti di intervento della PA, perché questa non può intervenire in ambito privato, i soldi non ci sarebbero mai, come non ci sono mai stati in città più ricche della nostra". Parlando del progetto "Grande Piazza", con l'avvio in questi mesi del primo stralcio esecutivo del progetto che ha vinto il concorso di idee, approvato dall'Utc e i cui lavori potrebbero cominciare a breve (la gara d'appalto è prevista entro fine 2011), il presidente dell'Ordine degli architetti esprime qualche perplessità. "La scelta dell'amministrazione comunale - dice Alletto - di intervenire sull'asse viario principale non mi convince appieno: si tratta, infatti, di un'area che ha già una sua appetibilità, un suo valore intrinseco. Sarebbe stato forse più opportuno procedere alla realizzazione di un'altra parte del progetto, cioé quella che prevedeva interventi di riqualificazione lungo la salita Matteotti fino a largo Barile, con una maggiore penetrazione all'interno dei quartieri antichi e con un ritorno più significativo in termini di valore dell'intervento". Fulcro della questione è che, mentre realizzando interventi sull'asse principale di corso Umberto non si fa altro che aggiungere valore ad una zona già appetibile, vissuta, se invece fosse stato scelto come lotto esecutivo quello riguardante la salita Matteotti e largo Barile si sarebbe allargata parecchio la zona d'interesse che poi, per una sorta di effetto "domino" poteva ulteriormente allargarsi all'area dietro il palazzo municipale, con l'ampliamento del cosiddetto "salotto buono di Caltanissetta" ad una zona che per ora è usata a mò di parcheggio, e si sarebbe valorizzato enormemente palazzo Moncada, che è già un manufatto che di per sé desta parecchio interesse dal punto di vista architettonico e storico ma che avrebbe avuto una più degna cornice. "Più si allargano le "cortine" delle aree da riqualificare, seppure all'interno di assi predefiniti, - sottolinea l'architetto Alletto - maggiori sono le ricadute e i vantaggi e il significato stesso dell'intervento. In qualità di presidente dell'Ordine degli Architetti non capisco per quale motivo la redazione del progetto esecutivo non sia stato affidata al gruppo di progettazione che ha vinto il concorso. L'esperienza vissuta con il concorso di progettazione è stata unica per la nostra città non si capisce per quale motivo non si è conclusa in modo adeguato. I progettisti vincitori del concorso in sede di redazione del progetto esecutivo avrebbero potuto controllare meglio, dal punto di vista architettonico, il proprio progetto". Cosa salvare e cosa demolire e soprattutto come intervenire nel rispetto dei vincoli della Soprintendenza? "Tutto ciò che è possibile salvare va salvato perché costituisce la nostra memoria ma è necessario che sia adeguato ai tempi in cui si vive. E' chiaro che chi dovrà abitare in centro storico dovrà sacrificare alcuni dei vantaggi che si hanno vivendo in periferia: la macchina sotto casa, in gran parte dei casi, non si potrà avere e così via. Però non vi è dubbio che avrà tutta una serie di vantaggi ed è in definitiva un modo diverso di vivere la città. Dico assolutamente no ad operazioni di tipo haussmaniano, no a sventramenti e così via, perché queste sono operazioni che non portano vantaggi ma creano soltanto nuove isole dove magari si andranno ad insediare attività commerciali e via dicendo ma dietro lasceranno il vuoto, il deserto, le rovine. Invece le operazioni che bisogna fare sono quelle indicate prima: inserirsi all'interno del centro storico con interventi di riqualificazione forte per andare "aggredendo" in maniera progressiva le parti più dequalificate e portarle ad una maggiore vivibilità". 14082011