Senza fondi regionali e a caccia di una sede più adatta per le proprie attività. Il Centro di ricerca interdipartimentale per la Preistoria e Protostoria del Mediterraneo dell'Università di Cagliari, nato tre anni fa, attraversa un momento di ricchezza di progetti sparsi nel territorio regionale e nel bacino mediterraneo, ma di scarso sostegno da parte della Regione. «Non capiamo la politica della Regione nel campo della ricerca: siamo senza finanziamenti per le indagini archeologiche, ma anche per l'ordinaria amministrazione. L'unica strada che possiamo seguire è quella della Comunità europea», spiega Giuseppa Tanda, docente di Scienze antropologiche e storico artistiche, e a capo del Centro. Tra le ripercussioni anche l'impossibilità di seguire gli scavi in Tunisia, che il gruppo dell'ateneo cagliaritano sta seguendo da due anni. «La Regione e il Ministero hanno tagliato i finanziamenti, speriamo di poter riavere le risorse economiche nel 2005, per concludere il percorso quadriennale previsto dall'accordo firmato con l'Institut national du patrimoine de Tunisie», commenta amaramente la Tanda. Il Centro è uno strumento a disposizione degli stessi studenti universitari: «Si unisce la didattica con la pratica, e grazie ai progetti di collaborazione attuiamo scambi di studenti - aggiunge la responsabile - Anche in questo caso le perplessità sono molte» si parla tanto di internazionalizzazione, ma senza strumenti non possiamo agire». L'idea prospettata da alcuni consiglieri regionali, che lavoranp nel mondo universitario, di creare un assessorato regionale alla Ricerca, sfonda una porta aperta.- «Il problema principale non è tanto nella mancanza di fondi, ma nel fatto che sono sparsi in mille rivoli. La costituzione di un assessorato sarebbe uno strumento necessario per coordinare tutti gli interventi in questo campo», conferma Giuseppa Tanda. Il Centro infatti potrebbe operare in diversi settori, non solo nell'archeologia: i docenti che hanno aderito all'iniziativa sono infatti biologi, chimici, botanici, ingegneri, architetti, per una struttura che ha un raggio d'azione svariato. «Abbiamo anche la possibilità di fare studi idrogeologici. Quello che è capitato in Oglifistra è avvenuto perché manca un approfondito piano sul suolo sardo». Non sono comunque i problemi economici a Bloccare la voglia di crescere di un Centro che ha dei progetti sulla via del traguardo, e altri che potrebbero partire se dovessero arrivare buone notizie dalla Comunità Europea. Così da due giorni (e fino a domenica) la mostra archeologica "Megaliti dolmen Maqabir", curata da Riccardo Cicilloni, Anna Depalmas e Giovanna Maria Meloni, con la direzione scientifica di Giuseppa Tanda è esposta a Rabat in Tunisia, durante un congresso sull'Africa romana. Inoltre stamattina a Burgos si chiudono gli scavi nell'omonima foresta. In rampa di lancio un progetto che prevede un check up sulla valle del Tirso, ma anche due a livello europeo (Cultura 2000 e Life). Dopo la rete operativa in Italia e soprattutto all'estero (contatti con Portogallo, Spagna, Francia, Tunisia, Malta), il Centro punta anche a collaborazioni con Comuni ed Enti Locali. «Speriamo anche di chiudere una convenzione con la Sovrintendenza di Sassari - conclude la Tanda - Loro hanno in mano la tutela, noi la ricerca. Questo è il nostro compito, altrimenti l'Università rischia di diventare una scuoletta».
Fondi tagliati, stop a tutti gli scavi
Il Centro di ricerca interdipartimentale per la Preistoria e Protostoria del Mediterraneo dell'Università di Cagliari sta attraversando un momento di ricchezza di progetti, ma di scarso sostegno da parte della Regione. Il Centro, a capo di Giuseppa Tanda, sta seguendo gli scavi in Tunisia, ma i finanziamenti sono stati tagliati. La Tanda spera di poter riavere le risorse economiche nel 2005 per concludere il percorso quadriennale previsto dall'accordo con l'Institut national du patrimoine de Tunisie. Il Centro è uno strumento a disposizione degli studenti universitari, che si unisce la didattica con la pratica.
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