Chi dice che con la cultura non si mangia, scorrendo i dati dell'indagine della Corte dei Conti sullo "stato di manutenzione dei siti archeologici italiani" dovrebbe avere almeno un fremito sulla schiena. Basta guardare i numeri, allarmanti, sugli scavi di Pompei, i più frequentati al mondo: in soli tre anni, dal 2007 al 2009, si è registrato un calo di circa mezzo milione di visitatori (da 2.545.670 a 2.070.745), con una perdita secca di incassi da sbigliettamento di quattro milioni di euro, un altro segno meno nel bilancio dello Stato. Vuol dire che l'incuria e il degrado stanno allontanando i turisti da uno dei luoghi più affascinanti del pianeta. Di fronte a questo tracollo che si aggiunge ai crolli di mura ed edifici dell'antica città avvenuti nell'ottobre e nel novembre scorsi (anche se nel 2010 le presenze, secondo l'Unesco, hanno raggiunto le 2.319.668 unità, registrando una sensibile ripresa) un pool di imprenditori francesi avrebbe proposto un investimento di 200 milioni per "salvare" l'intera area archeologica campana dal rischio di una rapido e definitivo sbriciolamento. Pompei diventerebbe così un altro Colosseo, in balia delle sponsorizzazioni private? Non è detto. In ogni caso, manca un progetto adeguato che possa allettare chi, in questa impresa, vorrebbe scommettere di tasca propria rispettando la "sacralità" storica e il valore universale della città romana sepolta dal Vesuvio. L'altra fondamentale questione è la mancanza di fondi sufficienti per la manutenzione del sito, per l'ampliamento degli scavi, il restauro delle vestigia cadenti e il corretto ripristino di quelle cadute (dove possibile). In tempi di crisi e di tagli non c'è da stare tranquilli. E non è solo un problema di risorse economiche, ma anche di personale qualificato: secondo gli addetti ai lavori servirebbero almeno 25 nuovi tecnici, di cui 14 archeologi (adesso in servizio ce ne sarebbe uno solo!). E poi, dopo lo sgretolamento dell'edificio dei Gladiatori di via dell'Abbondanza e la caduta delle pareti della Domus del Moralista, nell'inverno scorso, quali altri scempi dovremo aspettarci - se non interverranno fatti nuovi - quando pioggia e vento si abbatteranno ancora, presumibilmente, sulla città di tufo e calcare costruita più di duemila anni fa? La natura e il tempo non si possono fermare ma lo Stato deve proteggere meglio e di più il suo patrimonio culturale: in Italia si spende solo lo 0,1 del Pil a fronte dell'1-2 impegnato da altri Paesi, che pure hanno tesori di gran lunga meno consistenti e preziosi del nostro, che tutto il mondo ci invidia. L'Unesco, del cui patrimonio fanno parte gli scavi pompeiani, ha più volte manifestato in proposito vive preoccupazioni. E sembra - lo ha ammesso il ministro Galan in una recente intervista - che, di fronte al disastro, fosse stato sul punto di togliere la sua etichetta" dal sito. Esiste un "decreto salva-Pompei" varato dal governo a marzo, con il proposito - si è detto - di «farla rinascere». Ma il provvedimento è stato subito accompagnato da accese polemiche per il sospetto dirottamento, in seguito smentito dal ministero, di 5 milioni sul polo museale di Napoli. La promessa, comunque, è di uno stanziamento di 80 milioni per la manutenzione straordinaria e l'assunzione di 30 persone. Basterà? E quando arriveranno i fondi? Sono trascorsi quasi cinque mesi dall'approvazione del decreto e tutto è ancora fermo. Immobile. Come le statue di lava...
Con la cultura non si mangia e Pompei crolla
La Corte dei Conti ha condotto un'indagine sullo stato di manutenzione dei siti archeologici italiani, tra cui Pompei. I dati mostrano un calo significativo dei visitatori (da 2.545.670 a 2.070.745) e una perdita di incassi da sbigliettamento di quattro milioni di euro tra il 2007 e il 2009. Ciò indica che l'incuria e il degrado stanno allontanando i turisti da Pompei. Un pool di imprenditori francesi ha proposto un investimento di 200 milioni per "salvare" l'area archeologica campana.
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