La Grance Brera ha 35 anni. È dal '76 che a Milano si sente parlare del mitico ampliamento della Pinacoteca napoleonica che ha compiuto il secondo secolo due anni fa. Per l'occasione le è stato regalato un commissario, Mario Resca, che è riuscito a convincere l'Accademia (la quale non voleva mollare un metro di Palazzo Brera) ad accettare una sede più comoda in un'ex caserma. Certo, così i costi sono lievitati un tantino: da 52 milioni a 150. In compenso, lo Stato ha pensato. bene di non metterci un euro. Nel frattempo la crisi s'è aggravata, e il ministro Galan, stimolato sull'argomento durante una visita a Milano a inizio estate, ha chiarito che «devono pensarci i privati». Ed è arrivata Letizia Moratti, che promette d'imbarcare una cordata d'imprenditori purché si rilanci l'attuale Pinacoteca. Quella dove piove (quasi) sui Raffaello. E ciononostante s'incassano ogni anno due milioni di euro. Vanno tutti al ministro Tremonti, che ne restituisce (via Beni culturali) 800 mila per pagare le bollette e la manutenzione ordinaria. Allora, forse, hanno ragione il commissario e i sindacati: se lo Stato lasciasse che la Pinacoteca amministrasse i suoi guadagni da sé? A 35 anni, la Grande Brera è grandina anche per la paghetta.