MILANO - A Brera è stato un giugno horribilis. Una decina di giorni dopo l'allagamento del loggiato che ha evacuato per una settimana lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, in un'altra sala, la 9, «l'acqua caduta dalle vasche di raccolta sul lucernario per una settimana ha costretto i custodi a mettere dei secchi e coprire diversi quadri come la Pietà di Lorenzo Lotto e San Gerolamo penitente di Tiziano». Lo denuncia, di nuovo, la Uil Bac, che aveva rivelato l'episodio dell'il giugno. Lo conferma, di nuovo, la sovrintendente Sandrina Bandera: «Un difetto nel sistema di climatizzazione, ho chiesto aiuto ai custodi, chiudendo temporaneamente un'altra sala per farli intervenire. Una restauratrice ha coperto i dipinti, l'emergenza è durata qualche ora: in serata avevamo tolto i teli». «Non pioveva e non capivo da dove arrivasse quell'acqua - aggiunge -. Dicevo: "Qui fa acqua da tutte le parti"». La sostituzione delle vasche responsabili dell'incidente è uno degli interventi sull'impianto di climatizzazione per cui la sovrintendente ha inoltrato al Ministero una richiesta di finanziamenti per un milione 100 mila euro, che si aggiunge al milione e 400 mila chiesti per il tetto. La UIL ricorda anche un episodio più antico, già denunciato dalla sovrintendente: la chiusura della sala 32, quella dei Fiamminghi, con confino in deposito dei quadri, compreso il San Francesco in meditazione de El Greco. Sempre per infiltrazioni: «Questo problema sarà risolto dai lavori sulle falde del tetto lato via Brera che la Sovrintendenza ai beni architettonici avvierà in settembre», assicura Bandera. L'ennesima toppa in una Pinacoteca che fa acqua, ma non si fa metter sotto: la sovrintendente respinge la richiesta al balzo di un consigliere regionale umbro, «restituire temporaneamente» a Città di Castello lo Sposalizio «dopo la scarsa attenzione dimostrata». Nessun «dovere morale», il Raffaello è uno dei rari capolavori non giunti a Brera a seguito di una razzia: «Fu donato da Città di Castello al maresciallo Lechi dell'esercito napoleonico e, attraverso la sua famiglia, entrò nella collezione Sannazzaro. Quindi fu donato all'Ospedale Maggiore insieme a una Pietà di Giovanni Bellini e da questo acquistato da Eugenio di Beauharnais, allora vicerè d'Italia, che caso raro, non lo spedì al Louvre ma lo donò a Brera ancor prima della sua inaugurazione nel 1809». Senza contare che «è molto delicato, tra i quadri cosiddetti "inamovibili". Prestarlo per un "evento" sarebbe sbagliato dal punto di vista etico e conservativo. Perciò, se lo chiederanno, risponderò di no. Come le altre volte».