MILANO La grande Brera esiste solo sulla carta, ma volano già i coltelli intorno all'intervento di Letizia Moratti, l'ex sindaco oggi consigliera comunale d'opposizione che ha presentato al ministro dei Beni culturali «un progetto intorno al quale posso aggregare importanti partner privati, italiani e stranieri»: «Con Galan ho concordato l'avvio di un tavolo tecnico che sarà convocato a fine agosto per dare corso a questo progetto», ha diramato via nota giovedì. Il commissario per la Grande Brera Mario Resca non ne era avvisato, ma lui non fa polemica: «Può darsi che non abbia visto l'email. Comunque, la Moratti può solo aver preannunciato l'incontro, perché il tavolo lo convoca il ministro Giancarlo Galan». Meno diplomatico era stato l'assessore alla Cultura di Palazzo Marino Stefano Boeri: «La Grande Brera non è un palcoscenico delle vanità, la Moratti è un privato tra i privati». Prontamente impallinato dal capogruppo pidiellino Carlo Masseroli: «Il gioco di Boeri è deprimente. La Moratti si mette a disposizione, scelta encomiabile, e lui la critica e critica il governo col quale invece dovrebbe aprire un tavolo. Si è accorto che non è più un intellettuale ma un assessore?». Boeri gli risponde: «L'attenzione che questa amministrazione dedica alla Grande Brera comincia a dar fastidio a chi se n'è disinteressato per anni». Ma chiarisce anche i termini per un coinvolgimento del Comune nella fondazione: «Uno studio di fattibilità, che può essere realizzato in tempi brevi dal Politecnico, e indichi costi, tempi e procedure, in modo che noi amministratori pubblici, così come i privati, possiamo valutare spese e rischi dell'operazione. E l'abc del rapporto pubblico-privato». E, secondo Boeri, per i lavori necessari a trasformare in campus per l'Accademia 21 mila metri quadrati di ex caserma in via Mascheroni «manca una stima approfondita». Per lo studio però servono soldi, dice il commissario Resca. «Il governo deve chiarire l'effettiva disponibilità dei fondi, circa 50 milioni di euro, promessi col commissariamento di Brera e mai arrivati a destinazione», aggiunge Boeri, già tema di un'interrogazione parlamentare al ministro dei Beni culturali «che non ha ancora avuto risposta». Intanto, parte all'attacco la Lega: «Solo il federalismo risolverà i problemi di Brera - tuona il consigliere Alessandro Morelli -. Altrimenti sarà difficile una nuova alba per una risorsa che è di Milano ma gestita da Roma con risultati evidenti». Boeri: - «La regia resta al governo, da cui attendiamo a breve la convocazione di un tavolo con tutti i soggetti coinvolti. Ma Morelli ha ragione quando auspica un maggior protagonismo del Comune in un progetto fondamentale per il futuro della città».