Straordinaria scoperta degli archeologi di un villaggio sotto la Bretella del Cuoio SANTA CROCE. Più di 2.500 anni di storia si sono avvicendati lungo l'antica via Sant'Andrea. E riaffiorano oggi, ai piedi del viadotto della Bretella del Cuoio, insieme ai resti di una Santa Croce etrusca, nello stesso luogo occupato, secoli dopo, da un villaggio medievale. Si sta concludendo, dopo tre settimane di ricerche, una campagna di scavo condotta dalla Saci, Società archeologica del centro Italia, arrivata a Santa Croce su indicazione della Snam, la ditta del gas. La Snam è impegnata in questo periodo nella realizzazione della nuova condotta che passerà ai piedi della bretella. E, durante i lavori, la sorpresa. Il sottosuolo che doveva accogliere il gasdotto era già "occupato", e da diverse centinaia di anni. Siamo proprio all'inizio di via Sant'Andrea, a pochi passi dall'argine dell'Arno e a ridosso della chiesa trecentesca, oggi sconsacrata, che ha dato il nome alla strada. «Era abbastanza prevedibile che attorno alla chiesa sorgesse un villaggio medievale, attestato nei documenti fin dell'850», spiega l'archeologo Giovanni Millemaci, direttore dello scavo sotto la supervisione di Giulio Ciampoltrini della Sovrintendenza. «Dalle ricerche, infatti, sono emersi i segni di un villaggio di capanne - prosegue - con i fori nel terreno lasciati da grandi pali montati per sorreggere le strutture, insieme a frammenti ceramici di brocche e boccali riferibili al basso medioevo, tra Duecento e Trecento. Sappiamo che la vicina chiesa di Sant'Andrea, proprio in quel periodo, fu distrutta per qualche ragione e poi ricostruita. Possiamo, quindi, supporre che sia intervenuto un qualche evento, come ad esempio un'alluvione, che ha sconvolto la vita del villaggio». Ma la scoperta più interessante stava pochi centimetri più in basso, come si sono accorti di lì a poco gli archeologi impegnati nella campagna di scavo. «Ci siamo resi conto - spiega ancora il dottor Millemaci - che i fori fatti nel Medioevo avevano intercettato i segni di strutture precedenti, con un terreno molto più scuro misto a frammenti ceramici, che sono databili al sesto secolo avanti Cristo». Così, scavando, sono comparsi i lineamenti di quelle che sembrano essere due, forse tre capanne etrusche. Piccole strutture di forma circolare, realizzate con materiali deperibili, e un focolare esterno. «Non abbiamo trovato il piano di calpestio etrusco - precisa l'archeologo - spazzato via dalle numerose alluvioni dell'Arno. Quello che noi vediamo è il "negativo" della capanna, la sua fisionomia impressa nel terreno, oltre ai resti di vasellame domestico». La scoperta lascia quindi ipotizzare una continuità d'uso del sito, anche se tra le strutture etrusche e quelle medievali c'è un salto di ben 1.700 anni. «Non è detto che il sito sia stato abbandonato e poi rioccupato - spiega Millemaci -. Sappiamo che via Sant'Andrea, come le altre strade di Santa Croce in direzione sud nord, ha origine con la centuriazione romana. È possibile che i resti di quel periodo siano proprio a ridosso della strada». Dalla prossima settimana lo scavo sarà ricoperto, anche se la speranza è quella di effettuare nuove ricerche in direzione della chiesa. Le testimonianze etrusche, per il Valdarno inferiore, sono una bella sorpresa ma non un fatto inatteso, come spiega Valerio Vallini, scrittore, giornalista esperto di storia locale, che ha seguito le ricerche attraverso il sito www.ilbombo.com. «Quello che abbiamo di fronte - dice - è il più importante insediamento etrusco dei primi del sesto secolo nella zona del Valdarno inferiore. Uno degli insediamenti inseriti nel sistema delle vie d'acqua etrusche. Testimonianze dello stesso periodo sono state scoperte recentemente in val di Chiecina, tra Montopoli e Marti, mentre proprio a Santa Croce, a metà di via del Castellare, sono stati rinvenuti pezzi di vasellame etrusco in bucchero».