Il Seminairio arcivescovile non ci sta. E di fronte alla ridda di polemiche, anche politiche, che si stanno addensando attorno al progetto di ristrutturazione di Palazzo Villafranca, a piazza Bologni, mette i puntini sulle «i»: precisando che i progetti riguardanti l'immobile e che tanto clamore stanno suscitando in questi giorni, sono stati redatti tutti di concerto con la Sovrintendenza ai Beni culturali; e che non corrono alcun pericolo di andare distrutte né l'ala museale né i preziosi arredi e le suppellettili che si trovano nella zona «nobile», perché la ristrutturazione riguarderà un'altra ala della dimora, quella attualmente adibita ad uffici. Anzi, una volta messi in atto i lavori di recupero, sarà proprio l'ala museale della residenza a trame vantaggio in termini di valorizzazione. A parlare è il Rettore del Seminario arcivescovile. «Noi - spiega - siamo i proprietari di quel palazzo. C'è stato un testamento, lo abbiamo acquisito, e vogliamo cercare di utilizzarlo al meglio proprio per valorizzarlo sotto il profilo culturale promuovendolo con l'organizzazione di convegni e iniziative. La parte "nobile" resterà intatta, non sarà assolutamente toccata. Solo l'altra ala del palazzo, quella attualmente adibita ad uffici e che versa in condizioni abbastanza precarie, andrà ristrutturata, ed in questo contesto saranno allestite delle stanze atte alla ricezione da utilizzare in occasione dei convegni. Chi continua a prospettare questi lavori come lo smantellamento del palazzo e la realizzazione di un albergo a cinque stelle dice il falso». Il rettore del Seminario dice di non avere mai ricevuto la lettera con cui il principe Francesco Alliata di Villafranca ha lanciato l'allarme sul rischio che l'immenso patrimonio custodito nella storica dimora di famiglia di piazza Bologni possa andare disperso. Ma smentisce categoricamente le voci di una ristrutturazione radicale che comprenda la zona museale. «Tutti i nostri progetti - afferma il sacerdote - sono stati fatti di concerto con la Sovrintendenza ai Beni culturali, che li ha seguiti passo passo. Come è possibile semplicemente pensare che il Seminario possa volere danneggiare il patrimonio artistico custodito all'interno del palazzo? E come è possibile credere che la Sovrintendenza non tenga conto dei vincoli che ci sono? È una polemica assurda che non ha davvero ragione di esistere». Il riferimento, in particolare, è ad una delle "accuse" del principe Alliata, quel la di voler «trasformare la preziosa alcova dove sussiste l'unica cappellaarmadiosegreto di Palermo in sauna». «Nel nostro progetto - continua il rettore del Seminario arcivescovile - non esiste nulla di simile. Saremmo davvero dei pazzi a chiedere alla Sovrintendenza una cosa simile. L'obiettivo del nostro progetto, che, lo ripeto, è stato redatto in piena sintonia con la Sovrintendenza, è quello di valorizzare, consolidare e utilizzare il palazzo, sottraendolo allo stato di degrado in cui si trova. La struttura, indubbiamente, va consolidata in maniera globale. Una volta superato questo passaggio si passerà al resto. Ma, lo ripeto, l'ala museale non sarà toccata. Anzi, dalla ristrutturazione, potrà solo avere dei vantaggi». E mentre la vicenda sembra avviarsi i soluzione almeno dal punto di vista politico, sceglie invece il silenzio la Sovrintendenza ai Beni culturali. La sovrintendente Adele Mormino, contattata, ha preferito non dire nulla sulla querelle aperta.