Su una cosa siamo tutti d'accordo. C'è un problema bello grosso, che di nome fa Raffaello, e di cognome Brera. Se all'estero l'eco delle infiltrazioni d'acqua che hanno minacciato lo «Sposalizio della Vergine» non è arrivato (non ancora?) a Milano è risuonato ben forte. «In Francia, Brera è conosciuta come la culla delle arti milanesi spiega Antoine Paon, di origini parigine, ma residente in Italia da cinque anni ma delle condizioni in cui si trova l'accademia nessuno parla». In città invece sono ormai anni che se ne mormora, in un fil rouge che collega il degrado locale, con quello di Pompei, di Roma e del lungo elenco di località nostrane che versano in condizioni precarie. Il malumore si fa palpabile, ed inevitabilmente colpisce chi siede agli alti scanni della politica. «Se invece di rubare soldi con l'Expo pensassero a salvaguardare i patrimoni artistici forse le cose cambierebbero. Vengono dagli altri paesi per conoscere la vera arte e noi che l'abbiamo in casa la maltrattiamo», sono le dure parole di Giuseppe Colombo, a cui segue l'interrogativo del padre Mario «Che governo è mai il nostro che non finanzia la cultura?». E allora ci vorrebbe un bel lavoro di restauro, salvo trovare quel milione e mezzo di euro necessario per rifare un tetto che ha visto l'ultimo serio intervento nel lontano 1945. Già qualcuno si prepara allora a gridare allo scandalo, parola fin troppo usata negli ultimi anni. Ma in fondo «stiamo parlando di un Raffaello, non di qualcosa che si può rifare in pochi giorni sottolinea Davide Fossati. Entrate a Brera, e guardate con i vostri occhi le condizioni in cui riversa». Perchè se il museo ha i suoi problemi, l'accademia non è in condizioni migliori: topi, statue rotte, aule decadenti e graffiti sui muri. «I soldi non ci sono e le tasse aumentano di anno in anno dice Francesco Pariset, che Brera la frequenta da studente -. Ma non voglio piangermi addosso; non ha senso passare le giornate a lamentarsi e non fare nulla. Ci vorrebbe più unione, ma soprattutto più comunicazione tra noi studenti, che invece oggi manca totalmente». «Non sono soddisfatta di come stanno andando le cose in quest'ultimo periodo chiude un'esasperata Roberta Erali. In 30 anni tutto è cambiato in modo radicale, con un senso sempre più forte di voler lasciare andare le cose. E non mi vengano a raccontare che i soldi non ci sono, perché quando vogliono sanno sempre dove trovarli».
MILANO - Turisti delusi: museo amato in tutti i Paesi meno che qui
L'accademia di Brera, famosa per le opere di Raffaello, sta in cattive condizioni. Le infiltrazioni d'acqua minacciano lo Sposalizio della Vergine e il museo ha problemi di manutenzione. I soldi non ci sono per il restauro e le tasse aumentano. I studenti lamentano la mancanza di comunicazione e unione. La situazione è simile a quella di altre località italiane che versano in condizioni precarie. I politici sono criticati per non finanziare la cultura. I studenti chiedono un cambiamento e una maggiore attenzione alla conservazione dell'arte. La situazione è considerata grave e richiede un intervento immediato.
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