A Brera serve «un grande piano di ristrutturazione», dice il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan all'indomani della denuncia delle infiltrazioni che hanno messo a rischio un dipinto di Raffaello. Aveva assicurato la messa in sicurezza del tetto, ieri ha aggiunto: «Non si può intervenire con provvedimenti tampone. Ho promesso una cosa ben più importante: di reperire i soldi e finanziamenti per realizzare la Grande Brera, di cui Milano ha assoluto bisogno». A ruota Letizia Moratti, l'ex sindaco che al ministro ha esposto «un progetto sul quale ritengo di poter aggregare importanti partner privati italiani e stranieri: urgente partire da una valorizzazione di Brera», e da «una Fondazione con le istituzioni pubbliche e i privati interessati è il primo passo» verso «un progetto condiviso, senza tralasciare intanto la manutenzione. Col ministro ho concordato l'avvio di un tavolo tecnico che sarà convocato a fine agosto». Un progetto, in verità, c'è: quello del commissario Mario Resca. L'assessore alla Cultura Stefano Boeri è piccato: «La Grande Brera non è un palcoscenico delle vanità, la signora Moratti è un cittadino e mi auguro, per le risorse di cui dispone, possa offrire un contributo sullo stesso piano di altri privati. Ma serve un piano di fattibilità», anche per il coinvolgimento del Comune. E il collega Pierfrancesco Majorino: «Il governo latita e deve chiarire quali sono le risorse a disposizione». Intanto, la tragedia sfiorata del Raffaello risveglia gli appetiti del Centritalia "depredato" da Napoleone due secoli fa, protagonisti, due anni fa, di una disputa tra Urbino e Brera che tentò senza successo di recuperare due antichi prestiti. Un consigliere regionale umbro, Andrea Lignani Marchesani, sostiene che «dopo la scarsa attenzione dimostrata, la Pinacoteca ha il dovere morale di concedere almeno un rientro provvisorio» dello Sposalizio della Vergine a Città di Castello, «suo luogo d'origine».