Se alla pinacoteca di Brera si rompe un tubo, come due mesi fa quando l'acqua è arrivata nella sala dello Sposalizio della Vergine, chiamano l'Angelo. Se piove dal tetto, parte la maniglia di una porta, un impianto o un allarme impazzisce, lo stesso. Perché l'«ufficio tecnico di Brera» è Angelo Rossi. Un tecnico solo, pur «bravissimo e di buon carattere», concordano i funzionari, per tutto il museo e i suoi capolavori. Quando Angelo va in ferie, lo rimpiazzano alcuni custodi con curriculum adeguato (architetti o geometri) scelti dopo una lunga trattativa coi sindacati, ormai un anno e mezzo fa. «Ma è chiaro che la struttura è debole», allarga le braccia la sovrintendente Sandrina Bandera. Non se la sente di condannare i sindacalisti che si sono opposti all'apertura straordinaria di Ferragosto (il lunedì la Pinacoteca è chiusa), come protesta perche i compensi di produttività non arrivano da gennaio. Così niente Brera, tocca rinunciare al bagno di visitatori dei 15 agosto 2009 e 2010. Scene da un museo senza quattrini, che aspettando di diventare Grande si trova oltre 800 mila euro di bollette arretrate: «Le stiamo pagando un po' alla volta», spiega Bandera, che, intanto, oltre alla già annunciata richiesta di 1,4 milioni di euro al Ministero - poi ci vorranno «dai 12 ai 14 mesi» per sistemare quel tetto che non ha fatto un tagliando da quando è stato rifatto dopo la seconda guerra mondiale -, ne prepara un'altra da un milione e centomila, sempre per i finanziamenti gioco del lotto (i migliori, i soldi arrivano tutti insieme), per un nuovo gruppo frigorifero da affiancare a quello, ormai obsoleto, su cui poggia il delicato impianto di climatizzazione che protegge le opere, e uno scavo per alimentarlo con l'acqua di falda. Adesso marcia a potabile, con costi enormi: «Si risparmierebbero almeno 120 mila euro l'anno per le utenze, l'investimento rientrerebbe in tre». Somme che «non abbiamo mai osato chiedere», chiarisce la Sovrintendente, conscia dello stato dei fondi per la cultura. Ma Galan ha detto che riparerà il tetto e «bisogna cogliere l'attimo». Anche perché Brera, confermano i sindacati, è la più disastrata tra i beni statali lombardi - tra cui Cenacolo e Parco dell'Anfiteatro a Milano, e, tra gli altri, la cappella della Villa di Monza e le Grotte di Catullo a Sirmione - che a Ferragosto non apriranno per lo stato d'agitazione dei lavoratori, nell'ambito di una vertenza nazionale col Ministero. I confederali, tra l'altro, contestano al ministro di rinviare la soluzione del problema dei turni festivi del personale di vigilanza: il tetto contrattuale di un terzo l'anno per Brera e Cenacolo potrebbe essere raggiunto a settembre. Non solo: «Che i soldi non ci sono è vero in parte - osserva Misia Fasano della Uil Bac, il sindacato che ha denunciato l'allagamento dell'11 giugno -. Il Ministero ha trovato un milione e mezzo di euro per il restauro della Villa Reale di Monza, che non fa acqua come Brera, o la cupola del Bramante in Santa Maria delle Grazie, che alla fine dell'anno scorso comportò una spesa urgente di 200 mila euro. Sono scelte politiche, non sempre economiche, e non è certo colpa dei sovrintendenti. Nel caso della Pinacoteca, poi, la Grande Brera è diventata un alibi per rimandare i finanziamenti necessari alla manutenzione». Senza, finora, portarne al progetto: più che Grande Brera, Grande Fregatura.