Dodici gennaio a Roma. E' la data segnata sull'agenda del sindaco di Firenze Leonardo Domenici da un pane, e su quella del ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani dall'altra. Argomento di discussione il futuro degli Uffizi e naturalmente il pomo della discordia: la Loggia Isozaki, disegnata dal famoso architetto giapponese per la nuova uscita della Galleria. Quella che lo stesso ministro ha bocciato. «Sai Leonardo - telefonava Urbani a Domenici, era settembre - la nuova uscita degli Uffizi non si fa più». In questi mesi di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima e i due non si sono più né visti né sentiti. Il sindaco le ha provale di tutte per riportare il ministro alla ragione. Anche perché Isozaki ha vinto un concorso internazionale e firmato un contratto proprio con i Beni culturali. A parte la penale da pagare (miliardi di vecchie lire) e alcuni soldi già anticipati dal comune per predisporre i lavori in piazza del Grano (2,8 miliardi di vecchie lire), Domenici ha più volte ribadito le ragioni della città: «L'uscita di uno dei musei più famosi del mondo non può restare in queste condizioni». Dal canto suo il ministro Urbani sostiene che dai lavori di scavo in piazza del Grano sarebbero emersi reperti archeologici da proteggere e conservate. Ma per Andrea Maffei che cura gli interessi di Isozaki in Italia non sarebbe un ostacolo: «Siamo pronti a spostare le fondamenta della loggia». Antonio Paolucci soprintendente al polo museale fiorentino, l'ha detto: «Buttarla in politica è stato un errore». Errore che potrebbe essere corretto il dodici gennaio prossimo.