Sono di bronzo e risalgono alletà punica, tra il 264 e il 241 avanti Cristo Erano gli anni in cui i Romani completavano la conquista della Sicilia. Probabilmente provenivano da una nave cartaginese e servivano a finanziare una missione bellica Per oltre duemila anni un tesoro sepolto ha aspettato in fondo al mare: tremilaquattrocentodiciotto monete di bronzo sparpagliate sul fondale al largo dellisola dei venti, lanciano piccoli barbagli di luce. Non è lincipit di un romanzo di pirati e di avventure, ma uno dei più importanti ritrovamenti dellarcheologica subacquea. E, ancora una volta, protagonista è lisola di Pantelleria. Al largo di Cala Tramontana a 22 metri di profondità sono state, infatti, ritrovate tra giugno e agosto oltre tremila monete puniche di bronzo coniate tra il 264 e il 241 avanti Cristo. Il ritrovamento straordinario è avvenuto mentre la squadra guidata da Giovanni Di Fisco stava lavorando a un progetto per la realizzazione di un itinerario archeologico subacqueo finanziato da Arcus Spa, unintermediaria per il Ministero dei Beni culturali, e realizzato da Pantelleria Ricerche, un consorzio di cui fanno parte Mediterranea Engineering, Ares, Cala Levante Diving. Durante le riprese dei fondali per consentire un domani anche al fruitore a terra la simulazione di una visita subacquea, uno degli operatori ha fatto la sorprendete scoperta. «Uno dei nostri ricercatori che stava facendo le riprese, Francesco Spaggiari, è stato attratto da un bagliore verdastro sotto la sabbia - racconta Giovanni Di Fisco - gli è bastato scostare la sabbia con la mano per accorgersi della presenza di alcune monete. Siamo rimasti senza parole, anche se non escludevamo la possibilità, nonostante non fosse il fine del nostro lavoro, di potere fare dei ritrovamenti perché è un territorio che non smette di offrire reperti, di certo però non pensavamo di trovare un tesoro». Si tratta di un sito talmente generoso che gli archeologi e i sommozzatori della Capitaneria di Porto di Trapani hanno continuato a immergersi per più di quindici giorni, perché le monete continuavano ad affiorare fino a formare il sorprendente numero e insieme alle monete sono state ritrovate anche anfore e vasellame. «Quello che rende il ritrovamento unico nel suo genere è lomogeneità del contesto storico a cui i ritrovamenti sono attribuibili», dice Leonardo Abelli, coordinatore scientifico del progetto. «Le monete sono tutte uguali, presentano tutte la stessa iconografia: la dea Tanit, protettrice di Cartagine, su un lato e una testa equina affiancata da una caduceo e una stella sullaltro». La monetazione è quella ufficiale cartaginese durante il periodo della II guerra punica, proprio il periodo in cui, portata a termine la conquista della Sicilia e della Sardegna, i Romani tentavano di la conquista definitiva di Pantelleria, rimasta ultimo baluardo cartaginese. Controllare Pantelleria per Roma non voleva dire soltanto insidiare unimportante base commerciale nemica, ma assicurarsi, con la conquista dellisola, il controllo sul Canale di Sicilia e quindi uno scalo determinante per le rotte verso occidente. «La presenza di monete tutte uguali fa pensare, quasi con certezza, che si tratti di un pagamento istituzionale, perché nelle normali transazioni commerciali troviamo monete differenti. Possiamo ipotizzare che questo denaro fosse su una nave cartaginese pronta a salpare per la Sicilia per finanziare una missione anti-romana - spiega Abelli - Presa in contropiede, durante la navigazione, si sarà deciso di gettare parte del carico e del tesoro in mare, per alleggerire la nave a farla andare più veloce nella speranza di sfuggire al nemico». Se questa lettura nei prossimi mesi dovesse trovare conferma, il ritrovamento potrebbe dare risolutiva collocazione temporale alla conquista dellisola di Pantelleria ad opera dei Romani. Le monete si inseriscono perfettamente nel contesto degli altri reperti trovati nella zona, anfore, ancore e vasi tutti risalenti al III secolo avanti cristo, ma saranno solo i successivi accertamenti che potranno dire se lo scontro che ha destinato al mare questo segreto è da far risalire alla prima incursione romana nellisola, databile nel 254 avanti Cristo, o alla seconda del 217 avanti Cristo. Le monete nei prossimi mesi verranno restaurate e poi troveranno la loro collocazione in Sicilia, grazie al decreto assessoriale con cui la Regione le ha acquisite. «Con la formale acquisizione di reperti rinvenuti in mare - ha detto lassessore regionale per lEconomia Armao - anche questo tesoro entra a far parte del patrimonio dei siciliani. Sarà, poi, lassessorato dei Beni culturali, al quale le monete saranno presto consegnate per la gestione, a provvedere allassegnazione espositiva che si auspica possa essere la stessa Pantelleria». Gli addetti ai lavori sperano che la sede definitiva possa essere il Castello dellisola, dove domani verranno discusse le ipotesi interpretative sui reperti, il contesto di Cala Tramontana e la distribuzione territoriale del potere durante la seconda guerra punica allinterno del convegno "I tesori archeologici di Cala Tramontana a Pantelleria".