Dai biglietti due milioni lanno che però vanno al Tesoro: la soluzione sarebbe una "super sovrintendenza" col Cenacolo La Pinacoteca di Brera è uno dei più bei musei italiani, e come tale andrebbe valorizzato. Per questo si è pensato al progetto Grande Brera, che però non decolla. Intanto il museo deve fare i conti con una penuria di finanziamenti, e di personale, che ha dellincredibile. Non solo ha il tetto da rifare e nessuno fino ad ora ha provveduto, ma fatica anche a pagare le bollette di acqua luce e gas, deve rimandare progetti e attività per mancanza di fondi, vive sul filo di un rasoio affilato, i pagamenti da onorare. E la sovrintendente Sandrina Bandera fa i salti mortali per far quadrare i conti. Anche i 20mila euro serviti per riparare il danno che ha messo a rischio il divino Sposalizio della vergine di Raffaello sono stati presi «dai nostri fondi, come spese di urgenza - dice la sovrintendente - Ma abbiamo un problema drammatico con le utenze: spendiamo moltissimo per acqua, luce, riscaldamento. E siamo debitori di cifre enormi dallanno scorso». Sulla Pinacoteca le bollette pesano per 800mila euro lanno: 140mila solo di acqua, il resto gas ed elettricità. Una cifra considerevole anche per i tremila metri quadrati che accolgono alcuni dei maggiori capolavori della storia dellarte. Capolavori da conservare in sale climatizzate alla perfezione. «Purtroppo la climatizzazione siamo costretti a farla con lacqua potabile - racconta Bandera - e ci costa moltissimo, anche perché i nostri impianti sono ormai vecchi e consumano molto, pur offrendo un servizio eccellente: le sale, periodicamente controllate, sono sempre in condizioni ottimali e questo ci permette di avere prestiti da tutto il mondo. Abbiamo chiesto finanziamenti speciali, dai fondi del Lotto, per effettuare uno scavo e accedere allacqua di falda da usare proprio per la climatizzazione. Una spesa che verrebbe ammortizzata in tre anni». La richiesta è stata inviata da tempo al ministero dei Beni Culturali, da cui la Pinacoteca dipende. Risposte giunte finora, e soprattutto soldi, zero. «È vero che non abbiamo finanziamenti, come denuncia la Uil, e mi fa piacere che il sindacato dia anche suggerimenti - dice ancora la sovrintendente - lidea di spingere il ministro Galan a istituire con un decreto ministeriale una sovrintendenza speciale di Milano, che comprenda noi e il Cenacolo, mi pare buona». Le sovrintendenze speciali, come Firenze o Venezia per esempio, sono autonome dal punto di vista economico, mentre la Pinacoteca e il Cenacolo, non lo sono. Devono versare i proventi dei biglietti allo Stato, e tutto finisce nelle mani di Tremonti che poi ridistribuisce. E la Cultura non è certo fra le sue priorità. «Se avessimo la sovrintendenza speciale - dice ancora Bandera - i proventi dei biglietti potrebbero rimanere a nostro esclusivo beneficio». E per la Pinacoteca che raccoglie ogni anno 200mila ingressi (ma ci sono stati anni speciali in cui si è arrivati a 300mila) con un biglietto a 9 euro, i conti sono presto fatti: circa due milioni lanno. «Ma accanto alla sovrintendenza speciale - aggiunge - si dovrebbe spingere anche per avere più personale, in modo da sostenere una gestione autonoma. Qui oggi siamo ridotti ai minimi termini. Vedo gente esperta e bravissima che va in pensione e non viene sostituita». Con due milioni di euro allanno «la Pinacoteca fa poco, non bastano. Le necessità sarebbero infinite, ma mi fermo al minimo indispensabile». Ora il ministro Galan ha assicurato che i soldi per il tetto di Brera si troveranno. Ma cè voluta lemergenza. E il Raffaello più bello in pericolo.