"Un sistema musei per Milano solo così la Pinacoteca rinascerà" Boeri: il trasloco dellAccademia è gestito in modo poco serio Per far diventare realtà il trasferimento serve un soggetto terzo e indipendente, ad esempio il Politecnico Decine di opere non sono esposte ma manca anche comunicazione: il museo dovrebbe essere tra i più visitati dItalia In questi anni è mancata una regia delle mostre e degli eventi culturali Milano offre moltissimo ma bisogna valorizzarlo Creiamo un percorso che da Palazzo Reale colleghi tutte le realtà cittadine passando da Raffaello a Boccioni «Temo che, in attesa di un grande sogno infondato come la realizzazione della Grande Brera, non ci si prenda cura di un patrimonio artistico unico in Italia». La notizia che uninfiltrazione dacqua abbia messo a rischio i quadri della Pinacoteca preoccupa Stefano Boeri, assessore comunale alla Cultura: «Stiamo parlando di manutenzione non adeguata. Mi auguro che questa non sia laltra faccia della medaglia della poca serietà con cui si sta seguendo il progetto del trasloco di Brera. Sarebbe una tragedia». Perché parla di sogno infondato? «Purtroppo ho scoperto con sconcerto che è un progetto ancora privo di fondamenta serie, tutto da costruire». Non è daccordo con il trasloco dellAccademia negli spazi della caserma Mascheroni? «Anzi, sono più che favorevole. Lidea è giusta, ma manca un piano di fattibilità che stabilisca con chiarezza tempi, costi e procedure». Eppure lex sindaco Letizia Moratti si è già detta disponibile a creare una cordata di privati che investano nel progetto. «Prima di coinvolgere i privati bisognerebbe avere in mano un progetto di cosa fare, e come. Faccio un esempio: è ancora tutto da studiare il rapporto tra Pinacoteca e Accademia. Non è una questione di poco conto. Credo infatti che non si debba perdere il rapporto tra insegnamento, ricerca ed esposizione delle opere: per questo bisognerebbe che entrambe le realtà convivano almeno in minima parte sia a Brera sia alla Mascheroni». Come procedere, dunque? «Il mio suggerimento al commissario Mario Resca è stato di riunire tutti i soggetti coinvolti per trovare chi realizzi il progetto in modo da procedere in tempi rapidi. Ci vuole un soggetto terzo, indipendente, che potrebbe essere il Politecnico. Intanto però non si può lasciare andare lattuale Brera». Come fare? «Bisogna subito valorizzare al meglio il museo, che merita anche una riflessione seria su come aumentare il numero dei visitatori. È assurdo che un luogo così importante non sia tra i più frequentati dItalia. Cè carenza di spazi, certo, per cui decine di opere non riescono a essere esposte, ma cè anche un problema di comunicazione per cui Brera ha perso la sua centralità. Ed è proprio su questo che ho intenzione di lavorare. Dobbiamo mettere "a sistema" i musei di Milano, creando una mappa che parta da Palazzo Reale e passi dal polo di Intesa Sanpaolo in piazza Scala, Brera, il Poldi Pezzoli e il museo Bagatti Valsecchi. Un percorso tra i più belli dellarte classica e moderna che permetterebbe al visitatore di passare da Raffaello a Boccioni». I sindacati propongono listituzione di una sovrintendenza speciale che comprenda Pinacoteca e Cenacolo. È daccordo? «È unipotesi ragionevole, ma bisogna studiarla con attenzione». Cultura e tagli. Dopo la scure del governo, Milano questanno dovrà rinunciare a molte mostre. Come pensa di rilanciare la cultura senza finanziamenti? «Il problema non è solo economico. Quello che è mancato a Milano negli ultimi anni è una regia delle mostre e degli eventi culturali. Perché la città ha moltissimo, semplicemente bisogna saperlo valorizzare». Che progetti ha? «I musei devono diventare luoghi con unidentità precisa, dove la gente va perché trova unofferta culturale di un certo tipo. Così sarebbe anche più facile trovare sponsor, perché un marchio si legherebbe a un luogo e non a un singolo evento. Oggi invece le mostre sono spesso distribuite senza criterio tra le sale della città. Ma un museo non è solo un contenitore». Il modello è quello della Triennale? «In parte. Anche se mi piacerebbe che la Triennale tornasse a occuparsi di architettura».