Il luogo è di quelli eccezionali. Alle spalle appare il forte appartenuto a Italo Balbo e di fronte si spalanca l'isola dello Sparviero e gli scogli detti dei Porcellini. Ma qualcosa di eccezionale si nasconde anche sotto terra, laddove non si poteva sospettare. E una campagna di scavi e indagini ancora in corso lo sta portando alla luce. Sepolto sotto gli strati del tempo e della storia gli archeologi hanno trovato a Capo Sparviero quello che a oggi è il più antico impianto produttivo metallurgico che sia mai stato rinvenuto nell'Italia centrale. Tutto comincia nel corso della primavera del 2009 quando alcune ricognizioni condotte dall'Università di Firenze a Punta Ala hanno portato alla scoperta di frammenti ceramici di età protostorica concentrati in un'area limitata lungo il sentiero panoramico noto come la via dello Sparviero. Il ritrovamento ha spinto gli studiosi a voler indagare meglio. Così tra il 2010 e quest'anno, grazie all'importante contributo della società Marina di Punta Ala che gestisce il porto turistico e da sempre è sensibile a tutte le vicende del promontorio, la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana in collaborazione con l'Università di Firenze (dipartimento di Scienze dell'antichità "G. Pasquali") ha condotto due campagne di scavo nella zona dove erano stati trovati i primi reperti. Grande è stata la sorpresa nel portare alla luce i resti di una capanna e di alcune strutture per la lavorazione del bronzo. Le analisi effettuate sui reperti finora trovati hanno permesso di datare il ritrovamento a un periodo compreso tra il XVIII e il XVII secolo a.c: l'impianto metallurgico risalirebbe dunque alla fine dell'Età del bronzo antico. Se si considera l'Italia centrale ciò che sta venendo fuori a Punta Ala - conferma la dottoressa Bianca Maria Aranguren della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana - non ha eguali: «Un ritrovamento simile è stato fatto sulle Alpi ma per l'Italia centrale non ci sono precedenti». Considerando la posizione isolata e le scarse potenzialità abitative del posto (perché in quel punto a picco sul mare la superficie pianeggiante è molto ristretta) l'ipotesi degli studiosi è che l'insediamento trovato costituisse un avamposto per la lavorazione dei metalli e per il controllo della navigazione collegato a un villaggio più ampio e organizzato. Il villaggio potrebbe situarsi verosimilmente alle pendici del colle che ospita il Forte appartenuto a Italo Balbo e oggi è di proprietà privata. Ma per ora questo è solo uno degli scenari aperti dalla ricerca. Al momento i dati raccolti sono la testimonianza della più antica frequentazione del promontorio e la posizione prossima agli scogli dei Porcellini fa pensare all'esigenza prioritaria di presidiare un punto pericoloso per la navigazione proprio a causa di quegli scogli affioranti nello specchio d'acqua vicino. Nel sito archeologico, che momentaneamente è stato di nuovo interrato dopo l'indagine stratigrafica che ha permesso di valutare l'effettiva consistenza del deposito archeologico individuato durante le prime ricognizioni, sono state trovate anche alcune punte di freccia in selce.