E' una delizia, ma ha avuto la vita tribolata. Le sorti del Palazzo Ducale di Sassuolo, terminata la dinastia degli Este, non sempre sono state blasonate. «Il Palazzo viene sottratto ai duchi con l'avvento dei Francesi dopo il 1796», racconta Filippo Trevisani, soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed et-noantropologico di Modena e Reggio Emilia e curatore scientifico del volume edito dalla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. «Con la distribuzione dei beni fatta da Napoleone ai militari e a coloro che lo hanno aiutato nella sua politica e conquista europea, la reggia viene attribuita alla famiglia francese dei d'Espagnac». Dopo il congresso di Vienna, però, vi è il tentativo da parte degli antichi proprietari di riprendersela: Francesco IV della dinastia ora araldicamente diventata degli Austria-Este, per il matrimonio della figlia di Ercole III con un figlio dell'Imperatrice Maria Teresa, ci prova, ma «quel pezzo cospicuo del patrimonio deve ormai essere considerato perduto dalla casata: il Palazzo rimane in mano ai d'Espagnac, che vi collocano una notevole collezione di opere d'arte, messa insieme a seguito dei rivolgimenti napoleonici». Ma si tratta di una nobiltà con dei superlativi al posto sbagliato: è piccolissima e recentissima e comincia a considerare l'idea «di resecare dall'edificio alcune articolazioni per farne degli appartamenti da affittare». Nella seconda metà dell'Ottocento, è proprio costretta a venderlo e viene acquisito dai Levi-Finzi. Alcune parti, che hanno visto in gioventù ospiti illustri come Cristina di Svezia o il pittore spagnolo Velàzquez, scendono il baratro: «vengono utilizzate per una fabbrica di calcina e per la ditta di insaccati Bellentani». Si arriva fino al 1941, momento di gloria per la salvaguardia del Palazzo: «di passaggio a Sassuolo, il futuro re Umberto II s'innamora dell'edificio e ne fa la sede della Scuola di cavalleria. Da questo momento, la reggia entra nella compagine del Ministero della Difesa, dove resta fino al maggio del 2004, quando viene girata, come bene demaniale, al Ministero per i beni e le attività culturali che, a sua volta, la dà in custodia alla nostra Soprintendenza». Gli arredi interni hanno sempre avuto scarsa fortuna: «già nel Sei-Settecento, il Palazzo è, sì, fornito di arredi - esistono anche degli inventari precisi -, però, essendo considerato una residenza estiva, le forniture subiscono delle frequenti variazioni». Nessuno si fa scrupolo, insomma, da altre sedi estensi, a venirsi a prendere ciò che gli serve a Sassuolo. Per le collezioni di dipinti, conservate all'interno della reggia, una data funesta è il 1746, «quando Francesco III vende all'Elettore di Sassonia i famosi cento capolavori della sua raccolta per motivi economici». Resosi conto di avere azzoppato il suo patrimonio artistico, non ci mette un secondo, non solo a rastrellare gli ultimi capolavori rimasti in chiese e conventi del territorio, ma anche ad attingere a piene mani dalla sede di villeggiatura di Sassuolo. In accordo con l'Accademia militare di Modena, di cui il Palazzo era fino a qualche mese fa un'articolazione, la Soprintendenza ha sempre portato avanti un programma di restauro, grazie ai finanziamenti ordinari e facendo leva sull'intervento di sponsor, costituiti soprattutto dagli imprenditori locali. «La questione è radicalmente mutata nel 1998, quando con la legge 662, che regola i proventi del gioco del lotto, si è potuto attingere a cospicui finanziamenti straor-dinari, pari a tre milioni di euro». Questo ingente finanziamento ha permesso di continuare gli interventi di restauro, a tutt'oggi un work in progress, finalizzandoli soprattutto alla riqualificazione del quadrilatero del piano nobile. Durante il restauro, tante le scoperte di rilievo. «Il Palazzo è un palinsesto storico: tra il castello medievale e la reggia barocca, c'è uno snodo importante, finora sconosciuto. E" il momento in cui la fabbrica cessa di essere un avamposto militare e diventa, per responsabilità di Leonello e Borso d'Este, una delizia di svago, caccia e ricevimenti. Abbiamo scoperto alcune volte decorate con le imprese del duca Borso risalenti al 1458, mentre in altri ambienti del Palazzo dei cospicui frammenti d'affreschi, da attribuirsi alla bottega di Bartolomeo e Agnolo degli Erri, importanti artisti modenesi attivi attorno alla metà del Quattrocento». Sempre sulla scorta della fase emersa a Sassuolo, eminentemente quattrocentesca, si potrebbe costruire una rete di luoghi legati al vigoreggiare di casa d'Este in territorio modenese e reggiano. «Oltre al Palazzo di Sassuolo, uno dei siti più straordinari di tutta la regione, il Castello di San Martino in Rio, con meravigliosi affreschi coevi a quelli scoperti a Sassuolo, e quello di Finale Emilia. con splendidi dipinti che recano gli emblemi di Borso d'Este. Ma esistono anche altri siti degni di nota, come i castelli di Formigine, Scandiano e Vignola».