El. Gi. Dal rischio di incappare in un mondo senza padri c'è da fuggire, e lo sa bene Maria Grazia Celuzza (direttore del museo archeologico e di Grosseto), che qualche giorno fa si è appassionata al caso della colonna orfana, discutendone con l'architetto Alberto Vero. «Ho fatto alcune piccole ricerche - spiega lei - e qualcosa ho già trovato anche se per ora si tratta, tengo a precisarlo, di prime osservazioni generali». In primis c'è il discorso sulla provenienza: da dove arriva la colonna? E di quale epoca è: etrusca o romana? Nessuno si è mai posto il problema fino a oggi, finché la Curia non ha lanciato un appello. Così «mi sono messa a spulciare le carte e a fare alcune ipotesi. È probabile che il monumento venga dal sito archeologico di Roselle», ipotizza il direttore, «e che sia composto da due pezzi distinti: due colonne diverse con diametro differente». Quel che è certo è che si tratta di una «colonna romana d'età imperiale, fatta di marmo cipollino» (materiale estratto sulla costa occidentale dell'isola di Eubea, in Grecia) e sormontata da un «capitello composito», che forse fu aggiunto al fusto in un secondo tempo. Il capitello arrivò forse «da casa Passerini, dove nel 1863 l'ingegner Passerini ritrovò una serie di reperti all'angolo tra via dei Laghi e la strada Rosellana». Ipotesi confortata dal confronto con altri capitelli, «della cui provenienza da casa Passerini siamo certi». Intanto «ho identificato una serie di documenti storici che testimoniano la presenza della colonna. Il più antico risale al 1832 ed è scritto dall'abate Pietro Pifferi (in foto la copertina), che compì un "Viaggio antiquario per la via Aurelia da Livorno a Roma". Un libro curioso e pieno di notizie, lasciato in eredità da questo viandante di cui sappiamo poco e che riporta un disegno di "Carlo Wilson": si vede il Duomo di Grosseto con la colonna in posizione diversa rispetto a oggi, cioè che guarda ai portici di fronte all'attuale farmacia. Il capitello mi pare non sia quello di adesso». C'è poi una mappa catastale del 1884 in cui la colonna non c'è più, sparita: «forse perché fu tolta e rimessa dopo. Qui però c'è il buio». Morale della favola: le ricerche si sono messe in moto e lo stanno facendo bene. Ma chi è il proprietario? «Non lo so - taglia corto la Celuzza - ma io per semplicità direi che è il Comune anziché la Diocesi, non foss'altro che per una questione civica anziché liturgica: nel Medioevo vi si affiggevano i bandi comunali». Il messaggio è lanciato chiaro al sindaco Emilio Bonifazi: si faccia avanti per riconoscere suo figlio.
TOSCANA - GROSSETO. E intanto ecco le prime ipotesi
Maria Grazia Celuzza, direttore del museo archeologico e di Grosseto, ha iniziato a studiare la colonna orfana, discutendo con l'architetto Alberto Vero. Ha fatto ricerche e ha trovato alcune informazioni. È probabile che la colonna sia romana d'età imperiale, fatta di marmo cipollino, e che sia stata aggiunta un capitello composito. Ha identificato documenti storici che testimoniano la presenza della colonna, tra cui un libro del 1832 e una mappa catastale del 1884. La colonna è stata trovata in una posizione diversa rispetto a oggi, e il suo proprietario è sconosciuto.
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