ANNA TONELLI SAN LEO - Su quella strada che percorreva per raggiungere i committenti Malatesta, ora spuntano antenne, cave estrattive, qualche casale abusivo. Ma a quegli scorci sulla vallata, bellissimi e allora incontaminati, Piero della Francesca siè ispirato per alcuni dei suoi più famosi dipinti. Gli speroni della Valmarecchia dietro il Dittico dei Duchi di Urbino, la valle del fiume Marecchia come sfondo di San Gerolamo e un devoto, la visione del monte Boaggine di Carpegna ne La Natività, il crinale del monte Carpegna in Il Battesimo di Cristo, i rilievi montuosi di San Marco e della Croce per La Resurrezione. Con un occhio e un pensiero alle tele conservate nei musei e nelle pinacoteche di mezzo mondo, si possono ripercorrere gli itinerari e individuare i particolari che il pittore di Sansepolcro ha trasposto nelle proprie opere. Non c'è più la strada Ariminensis originale, ma con le scarpe da trekking e magari un buon cannocchiale è facile seguire le orme di Piero. L'idea è venuta a due studiose urbinati, che si sono autodefinite «cacciatrici di paesaggi»: Rosetta Borchia e Olivia Nesci, la prima pittricefotografa, la seconda geomorfologa, che hanno sviluppato un progetto, sposato e sponsorizzato dalla provincia di Rimini e dal Comune di San Leo. Ne è venuto fuori «Vedute rinascimentali», una sorta di prodotto turistico-culturale che strizza l'occhio al marketing, pur con solide base scientifiche. Un modo per conoscere la Valmarecchia, il Montefeltro e la Valconca attraverso i paesaggi visti e disegnati da Piero della Francesca. «E' nato tutto da un casuale ingrandimento fotografico - spiega Rosetta Borchia - che metteva in evidenza la somiglianza fra alcuni paesaggi del Montefeltroe quelli ritratti nel Dittico: dopo averne riscontrato la veridicità siamo andate avanti, in particolare nella zona più a nord del Montefeltro, oggi territorio di Romagna». Su questo crinale che Piero attraversava dalla Toscana per arrivare alla terra dei signori di Rimini che gli commissionavano i lavori, sono stati individuati altri quattro paesaggi «nascosti» dietro i protagonisti o le scene dei dipinti. Dalla National Gallery di Londra sono «emerse» due vedute: la prima tratta da La Natività con «un paesaggio che rappresenta una visione, a volo d'uccello, osservata dal monte Boaggine di Carpegna che si allunga dapprima sopra il Monte Montone e Montecopiolo di Villagrande, poi sfuma sui colli all'orizzonte verso San Marino e l'Adriatico»; la seconda riferita a Il Battesimo di Cristo, con «il fondale della valle racchiusa dal Monte Carpegna, sopra Monte San Marco e Monte della Croce, finoa scivolare verso Soanne e poi il fondovalle del Marecchia». I Musei dell'Accademia di Venezia che custodiscono San Gerolamo e un devoto, hanno restituito «il paesaggio che si allunga dal monte San Severino, accanto a San Leo, sulla valle del fiume Marecchia, sopra le colline e le rupi di Uffogliano, Pietracuta, Tausano e Monte Gregorio fino al mare Adriatico»: peccato che questa veduta sia deturpata da attività estrattive che hanno interrotto l'armoniosità delle colline. Alla Pinacoteca di Sansepolcro si deve La Resurrezione con lo sfondo della stessa valle, ma ritratta con il punto di osservazione nella direzione opposta, non lontano da San Leo, ai confini con la Toscana. «In sostanza - continua Rosetta Borchia - abbiamo scoperto che quelli di Piero non erano paesaggi ideali, ma reali, e ci sembrava affascinante andarli a scovare per sottrarli all'invisibilità». «Vedute rinascimentali» è un work in progress che vuole allargare il progetto a itinerari associati anche a edifici storici, a mappe virtuali e multimediali, a tappe enogastronomiche quali frantoi, cantine, caseifici. Come a dire, in Romagna anche Piero della Francesca fa business.