La "bomba" al Colosseo era in realtà un barattolo praticamente innocuo però tutti ne hanno parlato, il fatto ha occupato le televisioni in prima serata e i titoli dei giornali il giorno dopo. L'anonimo autore del gesto è stato per qualche ora felice. Si è sentito compensato da chissà quali complessi di insignificanza, di solitudine, di frustrazione. Io sono importante, io sono qualcuno - si sarà detto - se con una mia azione riesco a scomodare sindaci e assessori, ministri e soprintendenti, giornali e televisioni. Il vero pericolo prodotto da episodi del genere sta nel clamore mediatico che immediatamente e inevitabilmente li accompagna e nell'effetto imitativo che altrettanto inevitabilmente viene sollecitato. Oggi il grande museo, al pari del monumento celebre visitato da milioni di persone, è un formidabile campo magnetico di attrazione, è il palcoscenico ideale per moltiplicare l'effetto del gesto insolito o clamoroso, è il set pubblicitario più efficace che si possa immaginare. Sono sicuro che alla notizia della pseudobomba al Colosseo qualcuno si sarà detto: perché non fare lo stesso nella Sala di Botticelli agli Uffizi o dentro il Duomo di Milano? In fondo è facile: un pacchetto furtivamente depositato da qualche parte, poi la telefonata, poi accendi la televisione e ti godi praticamente in tempo reale, l'effetto che il tuo gesto ha prodotto. Sono sicuro che il mondo è pieno di psicolabili capaci di ragionare così e di comportarsi così. Potenziare i metal detectors, rendere più severi i controlli, vigilare e prevenire; sì, certo, queste cose si devono fare e in genere si fanno nei grandi musei italiani. A Firenze più che altrove perché questa città, una ventina di anni orsono, è passata attraverso la "sindrome Pietro Cannata ", il folle che prese a martellate il David di Michelangelo perché occupava i suoi incubi e interferiva nella sua vita sentimentale. Esempio da manuale di patologia psichiatrica provocata dall'arte, quasi una "sindrome di Stendhal' rovesciata nel suo specchio nero. Io credo però che quando in un luogo che ha le dimensioni del Colosseo, entrano in un anno quasi due milioni di persone, per quanto efficaci siano la vigilanza e rigorosi i controlli, il rischio di intrusioni indesiderate ci sarà sempre. Dobbiamo convivere con la consapevolezza del pericolo. I totem dell'immaginario artistico universale (gli Uffizi e il Colosseo, il Louvre e il Prado, la "Ronda di notte" di Rembrandt e "I fiori"di Van Gogh) attirano le donne e gli uomini del mondo ma anche con quelli le persone che cercano in luoghi avvertiti come sublimi spazi pubblicitari, occasioni di perversa affermazione.
La sindrome del Colosseo
Un autore anonimo ha lanciato un "barattolo" al Colosseo, causando un grande clamore mediatico. L'autore si sentiva importante e qualcuno, ma si rese conto che il vero pericolo era il clamore mediatico e l'effetto imitativo che questo ha sollecitato. Il Colosseo è un luogo di grande attrazione e il suo gesto è stato facilmente imitato. Il mondo è pieno di persone che potrebbero comportarsi in modo simile. Per prevenire tali incidenti, si devono prendere misure come potenziare i metal detector e rendere più severi i controlli. La città di Firenze, in particolare, è stata colpita dalla "sindrome Pietro Cannata", una patologia psichiatrica provocata dall'arte.
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Bene culturale
Luogo