«Servono telecamere e custodi, ma le risorse economiche della Regione sono limitate» Dopo l'allarme al Colosseo. La situazione nell'Isola. A Catania una centrale operativa che controlla tutti i siti cittadini PALERMO. L'obiettivo è quello di sorvegliare 24 ore su 24 tutti i musei e le aree archeologiche della Regione Siciliana con telecamere a circuito chiuso, ma per il momento nei siti di pertinenza dell'amministrazione regionale la sicurezza è affidata soprattutto ad un numero appena sufficiente di dipendenti che svolgono il servizio di custodia e di guardiania. E, in taluni casi, a vigilantes privati. I sistemi di videosorveglianza, pur presenti, sono installati in un numero ridotto di siti. Pochi fondi e personale Dopo il falso allarme bomba al Colosseo, anche in Sicilia si sono accesi i riflettori sulla sicurezza dei beni culturali. La nota dolente perla Regione è la carenza di personale, destinato a ridursi sempre più a causa dei pensionamenti e dello stop alle assunzioni. A dirlo è il dirigente generale del dipartimento regionale Beni Culturali, Gesualdo Campo, che spiega: «È mia intenzione garantire la sicurezza attraverso impianti di videosorveglianza, ma bisogna tenere conto delle risorse economiche a disposizione della Regione, che non sono tante. Per questo motivo, proporrò di stipulare convenzioni con le associazioni d'armadi polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco e polizia penitenziaria. Il personale che ha prestato servizio in questi corpi va in pensione a 59 anni. Si tratta, dunque, di uomini ancora "abili e arruolabili". Per loro si potrebbe ipotizzare un assegno integrativo, ad esempio sotto forma di rimborso spese, in modo tale che sull'amministrazione regionale non gravino gli oneri contributivi. Il progetto va comunque condiviso e definito, anche perché bisogna studiare le modalità d'affidamento. Trattandosi di associazioni private, infatti, va fatta una gara d'appalto». Andando indietro nel tempo, l'ultimo episodio eclatante di "aggressione" al patrimonio artistico-culturale siciliano risale al 4 novembre 2001, quando Domenico Quaranta, ribattezzato il "bombarolo della Valle dei Templi", fece scoppiare una bombola di gas sotto le colonne del Tempio della Concordia. Per fortuna senza gravi conseguenze. A quasi dieci anni di distanza, la Regione ha innalzato i livelli di prevenzione e repressione. «A Catania ad esempio - riprende Gesualdo Campo - c'è una centrale operativa presso il teatro greco-romano, che controlla anche tutti gli altri siti cittadini». Mentre dallo scorso settembre, in tutti i siti della Regione Siciliana è attiva l'Unità sicurezza e Protezione civile, articolata in nuclei operativi, pronta ad agire in caso di eventi calamitosi. «Abbiamo un servizio centrale che coordina le unità dislocate nelle varie sovrintendenze. Uomini e mezzi hanno il compito di occuparsi della sicurezza di lavoratori, pubblico e delle opere esposte". Problema diffuso Risalendo dalla Sicilia lungo lo "Stivale", il tema della sicurezza non si limita soltanto al Colosseo. Dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia al Foro Romano, il problema riguarda anche sistemi di sorveglianza vecchi e, come nell'Isola, da un numero di custodi insufficiente. È quanto denuncia la Uil, che sottolinea come la situazione della sicurezza dei beni culturali sia in realtà estremamente diversificata in Italia. «In quasi tutti i musei e le aree archeologiche ci sono cabine di regia che pero sono vetuste e in condizioni tali che se non vi fossero i custodi, la sicurezza in molti casi sarebbe un optional", fa notare il sindacato. Che i sistemi di sicurezza siano obsoleti lo pensa pure il direttore generale perla valorizzazione del patrimonio culturale presso il ministero dei Beni Culturali, Mario Resca: «Tutti i siti maggiori che ho visitato non hanno sistemi all'avanguardia", conferma il manager, che vede con favore il ricorso ai privati («potrebbero aiutare molto»). Il sindacato inoltre lancia un appello al ministro Giancarlo Galan. Il tema, dice la Uil, richiede che si apra subito una riflessione seria. «Bisogna investire sull'incremento del personale e sull'installazione di telecamere». Prima questione il personale di custodia: «Per assicurare la vigilanza al Colosseo - sottolinea la Uil - ci sono mediamente 7-8 custodi per turno, mentre ne servirebbero almeno il triplo. Meno di un anno fa a Roma l'allora soprintendente Giuseppe Proietti aveva calcolato che il numero minimo di custodi necessari alla soprintendenza archeologica per esercitare un presidio fosse di almeno 100 unità». Personale che, di fatto, non è stato ancora reperito. Proprio la settimana scorsa il ministero dei Beni culturali avrebbe inviato a Tremonti una richiesta di assunzione di 68 custodi da ripartire in tutta Italia. «Personale - conclude la Uil - comunque insufficiente».