Era solo un finto ordigno quello trovato nelle vicinanze del Colosseo, il monumento-simbolo romano fatto evacuare in tutta fretta nel pomeriggio di domenica. Ma, alla fine, è scoppiato lo stesso. Sotto forma di una «miccia» polemica che ha incendiato prima il Campidoglio, poi il ministero per i beni culturali, infine il governo tutto, col risultato di un rimpallo di responsabilità e di dichiarazioni al vetriolo uno contro l'altro. Quel barattolo di acqua ragia con una batteria da cui fuoriuscivano due fili elettrici, piazzato in una buca lungo il percorso battuto dai turisti che affollano l'Anfiteatro Flavio, è costato caro al sindaco Gianni Alemanno, almeno in termini di credibilità e di autorevolezza. Soprattutto dopo il suo surreale exploit in merito alla sicurezza della capitale (monumenti in quanto obiettivi sensibili compresi), argomento che aveva cavalcato alla grande in campagna elettorale, assicurando ai suoi cittadini il polso di ferro. «Sono sconcertato - annuncia stizzito - perché ho scoperto che non ci sono i metal detector, tolti due anni fa e che le telecamere dentro al Colosseo non hanno funzionato. Una cosa inconcepibile. di cui ora chiederò conto al ministro Galan». Un'accusa, neanche tanto velata e parte il ping pong: Campidoglio vs Mibac e viceversa. Chiamato in causa dal primo cittadino che fa gioca a fare lo struzzo, il sottosegretario Giro va al contrattacco. Quel sindaco che casca dalle nuvole non lo convince proprio. E opta per parole non concilianti: «Sono sorpreso che Alemanno non sapesse che i metal detector al Colosseo sono stati rimossi anni fa. Lo sapevano bene anche i suoi addetti della polizia municipale che controllano l'area immediatamente circostante al monumento, di pertinenza comunale. La soprintendenza speciale decise di rimuoverli perché riteneva che la sicurezza dovesse essere garantita assai prima del perimetro del Colosseo, in tutta l'area circostante dovrebbe funzionare un sistema di telecamere del comune di Roma supervisionate da una centrale della polizia municipale che mi dicono invece essere di fatto inutilizzata e non operativa». E alla proposta di Alemanno di un coordinamento fra varie istituzioni, Giro risponde (forse ancora più sconcertato del primo cittadino) che quel «coordinamento fra il comune e il governo esiste già, rappresentato come è noto dal Prefetto e dal suo ufficio territoriale». Insomma, un dialogo impossibile. Di fatto, la bomba-non bomba alza il coperchio sul funzionamento della città e apre un interrogativo inquietante sulla gestione del patrimonio, sulle competenze e sull'affidabilità della catena «di controllo». L'incuria è a trecentosessanta gradi. Anche per quanto riguarda il patrimonio di serie A, che nessun commissariamento di protezione civile sembra essere in grado di difendere, per esempio usando i soldi «emergenziali» (motivo per cui si sono messi sotto tutela monumenti e aree archeologiche) per gli impianti di sorveglianza. Adesso, però, c'è un deus ex machina si chiama Diego Della Valle e con le sue Tod's sarà il salvatore del Colosseo.
Colosseo. Campidoglio vs Mibac, la finta bomba scoppia
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha trovato un finto ordigno di sicurezza nel Colosseo, che ha causato un'evacuazione della zona. Tuttavia, la cosa è scoppiata quando il finto ordigno è stato rivelato essere una miccia polemica che ha incendiato il Campidoglio, il ministero per i beni culturali e il governo. Il sindaco Alemanno ha accusato il ministro per i beni culturali, Giro, di non aver fatto nulla per garantire la sicurezza del Colosseo. Il ministro Giro ha risposto che il sindaco non sapeva che i metal detector al Colosseo erano stati rimossi anni fa e che la sicurezza del Colosseo è stata garantita da un sistema di telecamere del comune di Roma.
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