Da anni nessuno strumento rileva la presenza di metalli nel monumento Il sottosegretario Giro: «E Alemanno non può fingere di non sapere» Da Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali, una frecciata ad Alemanno: «Sono sorpreso che lui non sapesse che i metal detector al Colosseo sono stati rimossi anni fa». Marco Miccoli (Pd): «Più che un sindaco sembra un passante». Passata la paura della bomba, rivelatasi finta, i romani si sono risvegliati lunedì con una consapevolezza: il Colosseo, simbolo della città eterna, è un colabrodo. Nessuna sicurezza. Nessun impianto a garantire le migliaia di turisti che ogni giorno affollano il più noto monumento italiano del mondo. Chiunque pub entrare con un ordigno e posizionarlo nel percorso turistico. Metal detector non ce ne sono. E sulle telecamere che dovrebbero monitorare l'area intorno all'anfiteatro Flavio è in corso una querelle, con scaricabarile, tra Campidoglio e Beni Culturali. La cosa surreale è che l'ha scoperto domenica anche il sindaco Alemanno. Era sconcertato il primo cittadino quando ha dovuto ammettere dopo una prima analisi, «non ci sono i metal detector, levati due anni fa dopo il cessato allarme post 11 settembre, e le telecamere dentro al Colosseo non hanno funzionato». Domenica il sindaco aveva rinviato la messa in sicurezza al prossimo, costosissimo restauro, poi, stretto dalla polemica incalzante, ha scritto una lettera al ministro Galan e al prefetto Pecoraro per un «tavolo tecnico». Ma la risposta, intanto, è arrivata dal sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, che la polemica non la chiude, anzi. «Sono sorpreso che il sindaco di Roma non sapesse che i metal detector al Colosseo sono stati rimossi anni fa. Lo sapevano bene anche i suoi addetti della polizia municipale che controllano l'area immediatamente circostante al monumento di pertinenza comunale come lo sanno tutti quelli che hanno una minima frequentazione del Colosseo». «La Soprintendenza speciale decise di rimuoverli - ricorda Giro - perché riteneva che la sicurezza dovesse essere garantita assai prima del perimetro del Colosseo, in tutta l'area circostante e infatti dovrebbe funzionare un sistema di telecamere del Comune di Roma coordinate da una centrale della polizia municipale, che mi dicono invece essere di fatto inutilizzata e non operativa e questo dovrebbe sorprendere un po' tutti». «Se un pazzo volesse piazzare un ordigno, noi dobbiamo poterlo bloccare molto prima che si avvicini al Colosseo. Possiamo anche ricollocare i metal detector, ma non sono risolutivi anche perchè causano lunghe file e facilitano paradossalmente il lavoro dei malintenzionati che possono operare nella zona circostante con effetti devastanti». «Sarebbe anche bene - conclude il sottosegretario - che il sindaco convochi una riunione del comitato provinciale della sicurezza e ordine pubblico per una sessione ad hoc sul caso Colosseo». Metal detector o meno neanche sulle telecamere si riesce a trovare una quadra. Ciardi, delegato del sindaco alla sicurezza, sottolinea «che sono di competenza di Roma capitale le telecamere, perfettamente funzionanti, poste nell'area esterna del Colosseo e davanti alla metropolitana, per l'area dell'anfiteatro Flavio, la sorveglianza è di competenza della Sovrintendenza nazionale». E mentre si discute delle responsabilità che hanno fatto sì che il più importante monumento del Paese fosse di fatto abbandonato a se stesso, la Uil Beni Culturali lancia un ulteriore allarme sulla carenza del personale. «Per assicurare la vigilanza al Colosseo mediamente ci sono 7-8 custodi per turno, mentre ne servono almeno il triplo visto che a quelli che ci sono non vengono neanche concesse le ferie». E sulla questione si scatenano Idv e Partito Democratico che parlano di ennesima figuraccia per l'inquilino del Campidoglio. «Mentre Mibac e Comune si accapigliano sulle responsabilità, per cui Alemanno da un lato reclama i metal detector, ignaro della loro disattivazione quando era già sindaco e al tempo dichiara maldestramente ai media che non avrebbero fatto la differenza nella segnalazione dell'ordigno, resta il problema principale: il taglio all'organico delle forze dell'ordine e agli investimenti per i beni archeologici e culturali, ridotti al lumicino dal centrodestra, con un Alemanno artefice o testimone silenzioso dello stato di abbandono della capitale e dei suoi monumenti», fa notare la consigliera provinciale del Pd Flavia Leuci. «Alemanno più che un sindaco sembra un passante, anzi, sembra Alice nel paese delle meraviglie, che si stupisce di tutto e di tutti. È l'ennesima dimostrazione che la sicurezza per il sindaco è solo uno spot», dice Miccoli, segretario cittadino dei democratici.